Nuova Pescara, tempi stretti: rischio commissario a Spoltore

1 Settembre 2019

Sospiri chiede al capoluogo di provincia di assumere la guida dell’iter per far partire i servizi congiunti «Bisogna convocare rapidamente l’assemblea costituente per rispettare il termine fissato al 2022»

PESCARA. Il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri interviene nella vicenda sulla Nuova Pescara, invitando le parti a serrare i tempi onde evitare il rischio commissariamento: «Il Comune di Pescara ha una gravosa responsabilità sulle proprie spalle: guidare da capofila la macchina amministrativa che dovrà condurci, entro il primo gennaio 2022, alla costituzione formale della Nuova Pescara.
Il primo step, improcrastinabile, è la formazione della Commissione intercomunale statuto, che dovrà inviare alla Regione la bozza del primo statuto e la relazione sui lavori in corso, ricordando che c’è un fondo regionale a disposizione di 300mila euro da utilizzare per avvalersi dell’opera di consulenti che dovranno studiare il fascicolo sotto il profilo amministrativo e giuridico». Poi avverte: «Se non dovessimo rispettare la scadenza, Spoltore, dove il consiglio giungerà a fine mandato proprio nel 2022, non tornerà al voto, ma finirà per due anni nelle mani di un commissario prefettizio, che non sarà né il sindaco di Pescara né di Montesilvano, e questa è certamente un’ipotesi non auspicabile».
A seguire è stato il presidente della Commissione Statuto Claudio Croce a ribadire il concetto, spiegando quello che è lo stato dell’arte: «Con la ripresa dei lavori post pausa estiva abbiamo scelto di convocare in commissione gli attori principali di quel processo amministrativo che dovrà portarci alla nascita della Nuova Pescara, tramite la fusione del capoluogo adriatico con Spoltore e Montesilvano. Il loro contributo ci aiuterà a dare un’accelerazione importante alle attività necessarie per giungere al traguardo».
Poi di nuovo Sospiri ha brevemente ripercorso le tappe dell’iter della legge necessaria al raggiungimento dell’obiettivo: «Padre dell’iniziativa è stato Carlo Costantini quando, da capo dell’opposizione, ha presentato la prima proposta di fusione all’allora presidente della giunta regionale Gianni Chiodi, uomo ricettivo delle novità, innescando il processo normativo per lo svolgimento di un referendum consultivo sulla base delle norme nazionali. L’esito di quel referendum, svoltosi in contemporanea con le elezioni regionali fu chiaro: il popolo si è espresso a favore della fusione».
Quindi prosegue: «Nel frattempo il governo regionale è passato nelle mani di Luciano D’Alfonso che nei primi sei mesi non ha attivato le procedure. Nel 2015 sono state depositate le prime proposte di legge, la prima del Movimento 5 stelle, poi la mia e, a quel punto, anche una della maggioranza, avviando l’iter di rilettura e possibile unificazione dei tre documenti». E ancora: «Parliamo di un progetto pilota in tutta Italia. Noi non vogliamo fare la città più grande d’Italia o più importante dell’Aquila. Il nostro obiettivo è di dare vita al punto di attrazione più importante del medio Adriatico. La legge ci pone la scadenza del primo gennaio 2022, quando tutte le procedure dovranno essere concluse e dovremmo celebrare la nascita della Nuova Pescara . E allora bisogna accelerare, studiando e organizzando la fusione dei servizi delle tre città, come rifiuti, trasporti, ciclo idrico e infrastrutture».
«Un altro impegno, infine, è stato quello di aver previsto un sostegno economico concreto per la Nuova Pescara una volta avviata, stabilendo che per i primi cinque anni, dal primo gennaio ’22, nelle casse della nuova città finirà il 7 per cento delle accise sul consumo del gas, ossia circa un milione di euro l’anno, per 5 anni».
E conclude: «Per questo quello che oggi la Regione chiede alla città di Pescara come capofila, è di superare le esitazioni delle altre due compagne di viaggio e procedere alla convocazione dell’assemblea costituente». (e.r.)