Nuova Pescara, via alla protesta Presentati 1.500 emendamenti

Il Pd: «Lo spostamento al 2027 non può essere a discrezione di Marsilio e Sospiri, serve chiarezza» Il presidente della commissione Montepara: «Riusciremo a trovare la sintesi, non ci saranno ritardi»
PESCARA. Una quindicina di subemendamenti e 1.546 emendamenti. Sono i numeri che rendono tortuoso il percorso di approvazione delle modifiche alla legge regionale sulla Nuova Pescara. Ieri è tornata a riunirsi la commissione Bilancio e Affari generali che ormai da settimane sta discutendo attorno alla proposta di legge, il cui primo firmatario è il presidente Lorenzo Sospiri, che punta a slittare la nascita della nuova città al 2027. «Si è discusso sulle aspettative dei gruppi di minoranza, mentre noi abbiamo ribadito le nostre posizioni. La prossima seduta è stata spostata dal 14 al 16 febbraio e contiamo di usare questo tempo maggiore per trovare una sintesi con le esigenze dei gruppi consiliari, delle varie associazioni e le istanze dei sindaci. Sono fiducioso che si troverà un punto di incontro», commenta il presidente di commissione Fabrizio Montepara. I numeri però non sembrano giocare a favore di una rapidità dell’iter di approvazione. Solo il gruppo consiliare Pd ha portato 650 emendamenti, volti soprattutto a «togliere la discrezionalità che si sono riservati i due presidenti nella decisione del futuro della Nuova Pescara e a garantire la certezza del meccanismo procedurale. Non vogliamo fare ostruzionismo, anzi cerchiamo un confronto di merito», chiariscono i consiglieri regionali Pd Antonio Blasioli e Silvio Paolucci. Le modifiche alla legge slittano l’istituzione della Nuova Pescara al 2027, se i tre Comuni avranno raggiunto la fusione di almeno 3 servizi e con il via libera del presidente della giunta Marco Marsilio e del consiglio regionale Sospiri. Ed è proprio questo punto uno dei primi motivi di critica del Pd.
«Vogliamo che si provi a fare tutto il possibile per arrivare alla Nuova Pescara il primo gennaio 2024», dicono anche a nome dei colleghi Dino Pepe e Pierpaolo Pietrucci, «per questo abbiamo prospettato un percorso di nomina di commissari interni ai Comuni, uno per ogni funzione. Saranno loro a dirci, ad agosto, senza alcuna discrezionalità della politica e senza superpoteri per il presidente della giunta e del consiglio, se questa fusione è realizzabile nei termini. Solo se ciò non dovesse essere possibile, siamo disponibili al rinvio, riempendo però di contenuti il tempo che ci separa dalla fusione dei tre Comuni, per rendere certo e irreversibile questo percorso, non più rinviabile e con uno statuto che deve essere pronto entro il 2023 e non più rivedibile, se non dai consiglieri che verranno eletti con la Nuova Pescara». L’altro tema su cui si concentra l’attenzione dell’opposizione riguarda l’ufficio per il supporto alle fusioni che, secondo le modifiche alla legge, dovrebbe valutare assieme ai due presidenti, a settembre prossimo, la richiesta di proroga al 2027 eventualmente presentata da almeno due Comuni su tre. «Ebbene, l’Ufficio incaricato di supportare i Comuni nel processo di fusione, istituito con la legge 10 del 16 giugno 2022 grazie a un emendamento proposto dal centrosinistra (Blasioli-Paolucci) e approvato all’unanimità dal consiglio regionale di fatto non è stato mai istituito», affermano i consiglieri. «Si sono persi sette mesi in cui l’Ufficio avrebbe potuto già accompagnare le municipalità nella difficile fase di gestazione». Secondo i consiglieri «non si tratta più di una dimenticanza, ma di un preciso intento di far naufragare ogni ipotesi di sostegno e aiuto alla fusione entro il primo gennaio 2024», accusano. «Non solo questo ufficio non ha potuto aiutare i Comuni, ma si rischia di non averlo neanche per settembre 2023».

