Nuova rete ospedali: i 10 nodi da sciogliere

17 Maggio 2021

Oggi il vertice di maggioranza che può sbloccare (o no) tutto

PESCARA. Il percorso a ostacoli che separa l’Abruzzo dalla riorganizzazione della rete ospedaliera ha dieci nodi da sciogliere.
Di questi solo uno sembra essere risolto, ma non è detto. Tutto dipenderà dalla politica e, in particolare, dalla risoluzione della crisi di maggioranza che oggi vivrà una giornata campale e forse decisiva.
È come un puzzle da comporre oppure una partita a scacchi tra due anime in lite della maggioranza di centrodestra. Proviamo quindi a ricostruire un quadro in cui politica, sanità e nomine da manuale Cencelli, debbono ricomporsi come i tasselli di quel mosaico di cui si diceva prima. IL NODO SCIOLTO. Dei dieci punti che incagliano il piano di riordino della rete ospedaliera abruzzese, proposto dall’assessore leghista alla Sanità, Nicoletta Verì, e dall’aquilano Pierluigi Cosenza, direttore generale dell’Asr, l’agenzia sanitaria regionale, solo uno ha trovato una soluzione che calma la protesta del territorio. Parliamo dell’ospedale di Guardiagrele che, nella versione del piano di riordino svelato la scorsa settimana ai capigruppo, era praticamente sparito. Tra i 16 presidi della nuova mappa della sanità pubblica abruzzese il Ss. Immacolata non c’era. Ma ora di fatto c’è come "stabilimento"con vocazione diagnostica di II livello con specifiche specializzazioni complementari al clinicizzato di Chieti.
Di nodi però ne restano nove. Che il tavolo politico della maggioranza, ovvero Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, in programma oggi, dopo una serie di rinvii e fumate nere, può certamente aiutare a scioglierli. Oppure no.
LA PROPOSTA DI MARSILIO. La crepa di maggioranza nasce il giorno del passaggio di Umberto D’Annuntiis, sottosegretario in Consiglio regionale, da Forza Italia al partito del presidente Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, rompendo l’equilibrio tra gli alleati. Gli azzurri reagiscono con la politica del boicottaggio facendo rinviare le nomine di esponenti di FdI oppure inceppando l’iter dei piani della giunta Marsilio.
Così il voto in Consiglio per affidare al meloniano Giandonato Morra il ruolo di difensore civico regionale subisce una serie di rinvii e, su un binario che corre parallelamente, anche il piano di riordino della rete ospedaliera non riesce ancora a vedere l’alba, dopo una serie di rinvii della quinta commissione sanità che dovrebbe sdoganarlo per passarlo alla giunta e da lì al consiglio regionale per l’approvazione. Forza Italia agisce come farebbe un guastatore del genio militare in tempi di guerra, che in questo caso è fredda. E arriviamo fino ad oggi quando, secondo i ben informati, al tavolo politico regionale Marsilio offrirà la sua proposta attraverso il segretario di FdI, Etel Sigismondi. Il presidente tenta di saldare la crepa con Forza Italia con una sorta di uovo di Colombo che, a differenza di altre soluzioni abortite perché dolorose, accontenta tutti.
Nessun assessore di FdI dovrà sacrificarsi perdendo la poltrona. Ma basterà modificare lo statuto regionale per inserire la norma che permette di surrogare il posto lasciato libero da chi è stato nominato sottosegretario, cioè da D’Annuntiis. La surroga, che il coordinatore di FI Nazario Pagano invoca da due anni, spalanca così le porte del consiglio regionale al primo dei non eletti tra gli azzurri in provincia di Teramo, l’ex sindaco di Atri Gabriele Astolfi, e riequilibra le forze in campo.
Riuscirà Marsilio nel ruolo di sarto della politica? È più facile a dirsi che a farsi perché non basta il via libera dei forzisti per cambiare, di punto in bianco, uno statuto regionale quando di mezzo c’è la Costituzione della Repubblica italiana. Ipotizziamo che ci riesca.
GLI EFFETTI IMMEDIATI. Se il sarto saprà ricucire, gli effetti saranno subito due. Il primo, meno importante, è la nomina dell’avvocato Morra a difensore civico, prevista in coda all’ordine del giorno del Consiglio regionale di domani. Il secondo, che peserà sul buon funzionamento della sanità in epoca di pandemia, sarà lo scioglimento di quei nodi: nove osservazioni sostanziali al nuovo piano degli ospedali di cui il capogruppo forzista, Mauro Febbo, è il principale autore o portavoce anche per l’opposizione e i campanili.
Dicono che, così com’è, il piano è l’aquilacentrico. Si parla di numeri di Uoc, Unità operative complesse, che elevano ruolo e prestigio di un ospedale. L’Aquila aggiunge Oculistica, Geriatria, Chirurgia Vascolare e Gastroenterologia mentre Chieti si ritrova con i doppioni di Medicina Generale 1 e 2 e non ha Chirurgia Vascolare; Avezzano perde Ortopedia mentre Pescara ha Cardiologia interventistica a due passi dalla Cardiochirurgia di Chieti; a Lanciano mancano Oculistica, Psichiatria e Otorino; a Vasto non c’è Oncologia.
Ed è eclatante che proprio a Teramo manchi l’Uoc di Psichiatria. Quando avverrà il faccia a faccia con Verì per sciogliere i nodi? Domani, poco prima del Consiglio regionale.