Nuovo caso di terrorismo: a 14 anni progettava di far saltare un palazzo

Il tribunale per i minorenni dell’Aquila
L’altra indagine a Pescara dopo il caso del 17enne: a casa aveva costruito un laboratorio bellico artigianale per creare esplosivi
PESCARA. Un laboratorio bellico artigianale nella propria camera. A 14 anni. Solo la porta divideva il mondo nascosto di un adolescente di Pescara da quello dei genitori ignari, convinti di avere un figlio con gli stessi sogni dei suoi coetanei: diventare un calciatore, un dottore, magari un astronauta. Certo, non si aspettavano che progettasse di far esplodere una bomba in un ufficio pubblico. Alla coppia deve essere caduto il mondo addosso quando nel cuore della notte la digos ha bussato alla porta del loro appartamento, nel quartiere di Portanuova. L’inchiesta – di un anno fa – coordinata dal procuratore capo per i minorenni dell’Aquila, David Mancini, fino ad ora è stata tenuta nascosta. Si è chiusa con un avviso di fine indagini che disegna un quadro disarmante.
L’inchiesta lo definisce un «espertissimo di computer e conoscitore di lingue», nonché un «piccolo chimico»: a 14 anni non stava giocando. Avrebbe accumulato materiali esplosivi e sostanze chimiche pericolose con un obiettivo chiaro in mente: compiere atti di violenza con finalità di terrorismo. Uno scenario definito dagli investigatori «incredibile», anche se gli ultimi fatti di cronaca – a partire dal 17enne pescarese che sognava di essere protagonista di una sparatoria al liceo Misticoni – hanno cancellato il confine tra la realtà e le sue degenerazioni più fantasiose. Sul proprio terrazzo, tra le piante e gli arredi, gli investigatori hanno trovato una vera officina chimica. Dalle matite ricavava la grafite da cui, insieme a sale da cucina e cavi d’acciaio, utilizzava per creare miscele infiammabili.
Non era solo la curiosità a dettare gli esperimenti, ma un obiettivo preciso: creare il Tnt (trinitrotolouene) per far saltare in aria un ufficio pubblico a Pescara, ancora non individuato. Aveva persino redatto la stima delle vittime: tra le 15 e le 20 persone. Dietro c’era un’ideologia chiara, alimentata dal sempre più diffuso radicalismo online. Tramite canali Telegram criptati chiedeva a interlocutori arabi la potenzialità dei suoi ordini. Sul telefono aveva manuali sugli esplosivi e documenti di stampo jihadista, ma, allo stesso tempo, frequentava gruppi virtuali di stampo neonazista e accelerazionista. La matrice in comune: l’odio. Sono fatti di una gravità assoluta, che non possono essere banalizzati come un esperimento, scrive il pm Mancini nella misura restrittiva nei confronti del minore, trasferito poi al centro di Prima Accoglienza dell’Aquila.
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