Occupazione ed export: l’Abruzzo tiene il passo

Flessione del settore costruzioni (-2,9%), cresce il manifatturiero (+1,3%)
L’Istat ha pubblicato i dati sul mercato del lavoro e sul commercio estero relativi al II trimestre del 2022. Volendo sintetizzare, si è in presenza di una sostanziale tenuta del sistema economico abruzzese, nonostante la pandemia e la crisi energetica. In linea generale si può affermare che le misure di sostegno a favore di famiglie e imprese hanno prodotto effetti positivi sull’economia regionale e che i fondamentali macroeconomici reggono sia pure con difficoltà alle spinte congiunturali negative in un contesto economico alquanto complesso.
VALORI STABILI
PER L’OCCUPAZIONE
Per quanto riguarda il mercato del lavoro nel secondo trimestre del 2022, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il numero degli occupati è rimasto praticamente inalterato (+0,1%) a fronte di una crescita nazionale del 3,0%. In proposito è bene precisare due aspetti. In primo luogo, l’evoluzione non uniforme dei settori produttivi. Gran parte dell’andamento stagnante è da attribuire al calo delle costruzioni (-2,9%), dopo l’effetto espansivo degli anni passati, mentre tiene piuttosto bene il settore manifatturiero che invece registra una crescita dell’1,3%. In secondo luogo, appare meritevole di attenzione la diminuzione degli inattivi con conseguente aumento della forza lavoro, da far pensare a una diminuzione dello scoraggiamento tra la popolazione attiva.
FLESSIONE NELL’AUTOMOTIVE
L’export subisce invece una riduzione dell’0,8%, anche se rispetto alla fase pre-pandemia la crescita è del 5%. Vale la pena evidenziare che l’arresto del flusso commerciale verso l’estero è dovuto non alla manifattura nel suo complesso ma ad un particolare settore produttivo. Infatti, l’incidenza dell’automotive è nella nostra regione così marcato da produrre effetti negativi sul totale in caso di una sua eventuale caduta. A differenza della provincia di Chieti, le altre province subiscono invece una crescita sostenuta, tra cui Teramo con +23,4% e L’Aquila con +30,6%. Purtroppo nella geografia dell’export il peso di queste aree sul totale non è elevato, anche se emergono dati interessanti per quanto riguarda settori endogeni come prodotti alimentari e bevande (+15,7%) e prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+50,7%), senza considerare la performance del settore farmaceutico che registra un tasso di crescita del 37%. Ovviamente, per il ruolo di motore svolto dall’automotive e per le sue intense relazioni con le altre unità imprenditoriali, la forte caduta, causata in particolare dalla crisi energetica e dalla precarietà delle forniture di semiconduttori, deve indurre a particolari e immediate riflessioni.
L’INCERTEZZA NEL FUTURO
GENERA STAGNAZIONE
Gli indicatori pubblicati dall’Istat, come detto, si riferiscono al II trimestre del 2022. In questi ultimi mesi si assiste ad un ulteriore raffreddamento delle condizioni economiche con prospettive ancora più nebulose. L’inflazione, il perdurare della guerra, l’intensità della crisi energetica e le misure restrittive della Banca Centrale Europea stanno generando incertezze e instabilità del quadro complessivo regionale e sfiducia tra le persone e le imprese. Incertezza significa meno investimenti; minore fiducia vuol dire meno consumi. L’aumento dei prezzi nella nostra Regione supera il 9%, rialzo trainato non solo dalla bolletta energetica ma anche dall’incremento dei beni alimentari. L’inflazione produce due concomitanti effetti negativi: per le imprese fa aumentare i costi di produzione con conseguente riduzione della capacità di creare posti di lavoro; per le famiglie produce una significativa erosione del loro potere di acquisto. Inoltre, per le imprese esiste il rischio concreto di un’espulsione dal mercato delle unità produttive più deboli e che a stento si stavano riprendendo dalla pandemia, mentre per le famiglie con reddito basso la prospettiva è quella di un allargamento delle fasce di povertà. Secondo il rapporto Coop, l’inflazione a fine anno costerà alle famiglie circa 2.300 euro. Il recente forte rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea (e pare che non sia l’ultimo) avrà nel contempo un impatto negativo sul comportamento degli attori economici, contribuendo a deprimere l’attività economica con l’intento di spingerla ancor più verso il basso nella speranza di riportare il livello dei prezzi intorno al 2%.
LA SFIDA DEL FUTURO
Per una regione come l’Abruzzo in cui le banche impiegano circa 22 miliardi di euro è facile immaginare il maggior onere a carico delle imprese, in particolare delle imprese minori, e delle famiglie per il pagamento delle rate dei mutui. Famiglie e imprese si vengono così a trovare in una sorta di morsa, strette da una parte dal costo del denaro e dall’altra dal caro energia. In generale, se è passati in poco tempo dalla pandemia alla guerra, dal caro vita alla bolletta del gas e della luce. Eventi drammatici che conducono a sfide importanti e difficili. Si ha la sensazione che un’epoca caratterizzata da risorse e da materie prime a basso costo sia definitivamente tramontata e che bisogna fare i conti con questa nuova realtà. Nel breve periodo servono misure tendenti a dare sollievo a famiglie e imprese, anche creando debito aggiuntivo. Attivare meccanismi di sostegno in questa fase appare imprescindibile al fine di non cadere nella trappola della recessione, il cui costo ancora una volta verrebbe pagato dalle giovani generazioni. È opportuno inoltre che all’intervento dello Stato debbano associarsi comportamenti virtuosi da parte dei cittadini; creare una relazione stretta per ridurre i consumi energetici. In un periodo più lungo occorre portare a termine la transizione energetica e a dar luogo a quelle politiche economiche strutturali capaci di superare le criticità che ancora agitano l’economia dell’Italia e dell’Abruzzo.
* Economista

