Odissea tra i reparti e nessuna diagnosi per la moglie malata

Il calvario di una coppia di San Giovanni all’ospedale civile «Costretti ad andare a Milano e a rivolgerci a Veronesi»
PESCARA. Non c’è soltanto il dramma di chi, con lo stop del turno notturno a Radioterapia, deve affrontare il disagio di inserirsi in liste d’attesa lunghe quattro mesi e con 250 pazienti in coda.
Ma c’è anche il dramma legato alla scoperta di una malattia che sconvolge la quotidianità delle persone e può diventare un calvario per chi cerca risposte nell'immediato. Perché la malattia non aspetta, fa il suo corso e può anche uccidere, soprattutto, se c'è una recidiva come in questo caso.
La paura di un futuro che potrebbe non esserci, unitamente alla frustrazione di non poter avere una diagnosi precisa in tempi brevi, è alla base della storia che coinvolge una coppia di San Giovanni Teatino, Ivor Rodolfo Gabriel, argentino di Buenos Aires da 37 anni residente in Abruzzo e la moglie Ivana Serraiocco, originaria di Sambuceto, che hanno deciso di rivolgersi al centro oncologico Veronesi di Milano dopo aver vissuto una odissea, trasferiti da un reparto all'altro dell'ospedale civile Spirito Santo. Tutto ha inizio con un doloroso male allo stomaco.
«Mia moglie non si è sentita bene il 23 agosto», racconta l'uomo mentre attende gli esiti di un ennesimo controllo nella sala d'attesa esterna al reparto di oncologia dove la moglie è stata ricoverata, «dal pronto soccorso, ci hanno mandati a urologia perché si pensava fosse un problema ai reni. Da urologia ci hanno trasferiti al quinto piano, ala est, reparto oncologico dove mia moglie, reduce da una patologia tumorale tredici anni fa, è ricoverata da circa una settimana. Viene controllata e monitorata, ma nessuno sa darci ancora una diagnosi precisa. Il tempo che passa ci spaventa, per questa ragione, pur ringraziando i medici dell'ospedale di Pescara per il lavoro svolto, stiamo pensando di tornare di nuovo, come accaduto anni fa, al centro oncologico Veronesi di Milano per altri e approfonditi controlli. Se c'è una malattia in corso e non sappiamo di quale origine sia, dobbiamo intervenire subito».
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