Olio, varietà intosso qualità tutta abruzzese

L’esperto Giorgetti: «Frutta anche un prezzo più alto». Premi della Bibenda a prodotti e sommelier
PESCARA. Cinque Gocce Bibenda a tre espressioni territoriali di extravergine d'oliva abruzzese dalla Fondazione italiana sommelier dell'olio, tra i 107 oli di 92 aziende italiane premiate per il raccolto 2017. Si tratta del monovarietale di intosso dell'azienda Tommaso Masciantonio Trappèto di Caprafico di Casoli (Chieti), monovarietale di dritta dell'azienda Marina Palusci di Pianella, e monovarietale di intosso dell'Agricola Garra di Mutignano (Pineto). A rinforzare il carico, il titolo di miglior sommelier dell'olio d'Italia a Massimiliano D'Addario, titolare dell'azienda Marina Palusci. La premiazione al Rome Cavalieri durante l'11° Forum della cultura dell'olio organizzato in collaborazione con il ministero delle Politiche agricole per il lancio del Mese dell'olio, campagna istituzionale dedicata alla promozione dell'extravergine di oliva italiano (www.extraverginidioliva.it) con iniziative rivolte in modo particolare a ristoratori e consumatori. Il tour dell'olio in numerosi centri italiani farà tappa in Abruzzo – Teramo e Pescara – il 9 aprile. Marino Giorgetti, abruzzese, ambasciatore dell'extravergine di qualità dop, è responsabile tecnico della campagna Mipaaf “Olio extra vergine. La sua ricchezza. La nostra fortuna”.
Giorgetti, sempre più produttori puntano, e con evidenti performance, sulla produzione della varietà intosso, l'oliva 'ndossa della tradizione abruzzese, sfruttata in passato solo come oliva da mensa. Perché tanta e nuova attenzione?
«Le varietà a duplice attitudine da tavola e da olio, come l'itrana (l'oliva di Gaeta), la nocellara del Belice, la tenera ascolana o l'intosso, danno origine a oli deliziosi, molto profumati e apprezzati. Negli ultimi anni l'intosso abruzzese va emergendo come varietà a se stante, in purezza, mentre prima entrava a far parte di blend comunque di qualità, con altre varietà».
Quali sono le carateristiche che distinguono il monovarietale di intosso?
«Certamente i sentori di erbaceo fresco, pomodoro, carciofo, talvolta di lieve mandorla, e poi la ricchezza di polifenoli. Aromi e qualità di pregio che spingono sempre più produttori a proporlo in bottiglia in purezza come monovarietale anziché utilizzarlo come oliva da tavola».
Sotto la spinta dei cambiamenti climatici l'intosso si adatta meglio di altre varietà di olivo alla geodiversità del territorio abruzzese?
«Oltre alla produzione circoscritta in provincia di Chieti (il comune di Casoli ne ha istituito un presidio Slow Food) si assiste a produzioni pregevoli di intosso in area vestina pescarese, dominio a lungo incontrastato della dritta, e più di recente anche nel teramano. Dai pochi iniziali produttori sparsi ai piedi della Maiella, oggi vediamo l'intosso dominare ed elevare il livello qualitativo degli oli abruzzesi. Alcuni produttori scelgono di miscelarlo con altre varietà, ad esempio nel Chietino l'intosso dà più carattere e sentori all'olio da gentile di Chieti e leccino».
Quanto rende produrre intosso?
«Grazie alla sua superiorità organolettica, l'intosso raggiunge prezzi che altre varietà di olivo abruzzese non spuntano. Quest'anno è sui 95 euro /quintale, contro un prezzo medio di 75-80 euro».
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