Omicidio di Crox, nell’inchiesta anche il testimone dell’omicidio

8 Aprile 2026

Il procuratore David Mancini: «Fu l’unico a vederlo a terra tra i rovi e non chiamò i soccorsi»

PESCARA. Nell’omicidio di Christopher Thomas Luciani, il sedicenne ucciso con 25 coltellate nel parco Baden Powell di Pescara il 23 giugno del 2024, entra in gioco un terzo minore che la procura minorile dell’Aquila accusa di omissione di soccorso: si tratta del teste chiave che soltanto a tarda sera avvisò il padre di quanto era accaduto e fece ritrovare il corpo di Crox, come veniva chiamata la vittima dagli amici. Nonostante la condanna nei primi due gradi di giudizio per i due minori (uno figlio di una avvocata e l’altro di un carabiniere, condannati rispettivamente a 16 e 14 anni in appello) ritenuti responsabili dell'accoltellamento per una sorta di regolamento di conti (per un debito di droga di appena 70 euro), gli strascichi giudiziari non sembrano dunque aver fine.

Dopo la denuncia della nonna della vittima, Olga Cipriano, presentata in procura attraverso il suo legale Giacomo Marganella, di coinvolgere nella vicenda giudiziaria anche gli amici dei due assassini, arriva la decisione del procuratore David Mancini: «Il procedimento iscritto in relazione a possibili reati commessi dalla cerchia di soggetti che accompagnarono i due attori dell’omicidio nel parco insieme alla vittima, deve essere archiviato». La denuncia riguardava dieci minori (compresi i due condannati per i quali si chiedeva l’omissione di soccorso) che quel giorno ebbero contezza di quanto stava accadendo e del delitto che poi si consumò.

Ma dopo l’istruttoria la procura minorile ha deciso di archiviare tutte le posizioni ad eccezione di quella del teste chiave, il figlio di un altro carabiniere che assistette a gran parte dell’accoltellamento e non fece nulla. Per lui la procura procede separatamente per l'accusa di omissione di soccorso. «In relazione a tutti gli atti del procedimento penale e del successivo processo per l'omicidio», scrive il pm nella richiesta di archiviazione, «è emerso con lampante chiarezza che nessun reato è ipotizzabile a carico degli indagati nel presente procedimento. Sono pendenti a loro carico, invece, procedimenti civili. Tali considerazioni valgono per tutti ad eccezione di (e riporta il nome del minore che omettiamo ndr) che, essendo stato l’unico tra essi a visionare la presenza del Luciani in terra dopo l’efferata aggressione, in quanto recatosi nella parte nascosta del parco in cui è avvenuto il fatto delittuoso omicidiario, avrebbe omesso di allertare i soccorsi e di conseguenza, nei suoi confronti si procede separatamente».

Ma nonna Olga non concorda con la decisione del magistrato e presenta una opposizione all’archiviazione che verrà discussa il prossimo 14 aprile davanti al gip del tribunale dei minori chiamato a ratificare o meno quella richiesta di archiviazione. I minori in questione sono tutti quelli che si incontrarono quella domenica anche prima di recarsi nel parco di via Raffaello e che erano a conoscenza del fatto che il principale imputato, quello che aveva il presunto credito di 70 euro con la vittima e che inflisse le prime fatali coltellate alla schiena del povero Crox (come veniva chiamato Luciani dagli amici) era alla disperata ricerca della vittima per dargli una “lezione” e ribadire la sua posizione di leader del gruppo. Si tratta di tutti i ragazzi che i due condannati incontrarono quel giorno e con i quali parlarono, anche sin dal pomeriggio prima, di eventuali strategie per rintracciare Crox.

Va ricordato che il secondo aggressore, figlio del carabiniere, è quello che, su richiesta dell’amico, portò all'appuntamento il coltello e la pistola, armi mai ritrovate, e che ricevette dall'amico il coltello per proseguire a colpire il 16enne ormai agonizzante a terra. Si tratta dunque di tutto il gruppetto presente al parco a poca distanza della zona del delitto al quale non assistettero (ad eccezione del teste chiave), ma che poi si recò al mare con i due assassini a scherzare e a raccontare l'aggressione mortale, prima di arrivare in spiaggia e farsi il bagno. Secondo la parte offesa «tutti i predetti minori erano pienamente a conoscenza dell’avvenuto omicidio, essendo stati informati immediatamente» dal teste chiave, «circostanza che esclude qualsivoglia ipotesi di inconsapevolezza o di partecipazione meramente occasionale». Nonna Olga, attraverso il suo legale, nell’opposizione all’archiviazione, che indirizza specificatamente verso cinque minori in particolare, chiede anche un supplemento di indagini sui dispositivi informatici dei denunciati per ricostruire in maniera più dettagliata le ore che precedettero e seguirono l’omicidio.

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