Omicidio Pavone I Ris: polvere da sparo sugli abiti di Gagliardi

10 Giugno 2015

PESCARA. I residui di polvere da sparo sugli indumenti di Vincenzo Gagliardi, il dipendente delle Poste accusato dell'omicidio dell'ingegnere informatico Carlo Pavone, hanno caratterizzato, ieri...

PESCARA. I residui di polvere da sparo sugli indumenti di Vincenzo Gagliardi, il dipendente delle Poste accusato dell'omicidio dell'ingegnere informatico Carlo Pavone, hanno caratterizzato, ieri pomeriggio, il confronto tra gli uomini del Ris che hanno svolto le indagini balistiche e scientifiche e il consulente di parte della difesa. All’udienza davanti al gup Maria Carlo Sacco, erano presenti anche l'imputato accusato di omicidio volontario premeditato, e Adele Pavone, sorella dell'ingegnere informatico colpito sotto casa a Montesilvano con un colpo di fucile il 30 ottobre 2013 e morto il 16 novembre 2014 dopo un anno di coma.

«Si è parlato poco», ha detto Renzo Colantonio, difensore di Gagliardi, «della questione relativa all’arma e all’ogiva, anche perché l'arma è quella evidenziata dai Ris. C’è stata invece una lunga discussione sui residui di polvere da sparo». I carabinieri del Ris hanno spiegato le metodologie utilizzate e hanno ribadito che le particelle trovate sugli indumenti sequestrati a Gagliardi, in particolare sul giubbotto e sui jeans, sono residui di polvere da sparo: in particolare sono state trovate oltre 100 particelle sul giubbotto, 230 sui pantaloni, 1 sulla scarpa e 2 sul guanto di lattice. Per il Ris quelle particelle sono riconducibili alla polvere da sparo.

Per il consulente della difesa, le sostanze trovate sugli indumenti di Gagliardi «non sono di provenienza univoca da colpo di arma da fuoco, ma possono provenire anche da altre fattispecie».

Per quanto riguarda l'arma utilizzata, il consulente della difesa ha detto che quasi sicuramente non si tratta di un fucile, di un Flobert. Non escludono che possa trattarsi addirittura di un revolver. «Credo che anche i Ris abbiano notevoli perplessità, cioè non è possibile ricondurre la pallottola trovata in testa al povero Pavone alle armi sequestrate», ha aggiunto il legale. «I Ris», ha spiegato, «si basano più che altro sulle caratteristiche delle polveri trovate e non tanto sulla certezza che ci sia un’arma del delitto, anzi, ormai questa certezza si allontana moltissimo». La prossima udienza è stata fissata al 15 luglio e in quell'occasione inizierà la discussione.

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