Omicron 2, scoperte anche le analogie con il morbillo

17 Aprile 2022

Il virologo Fazii: stessa contagiosità e tempi d’incubazione addirittura inferiori

La stessa contagiosità di una delle malattie virali che hanno imperversato per decenni, il morbillo. Ma con tempi di incubazione addirittura inferiori. Un’analogia incredibile, che mostra quanto il Covid si sia evoluto fino a raggiungere l’efficienza nel diffondersi velocemente e capillarmente della variante Omicron 2, nonostante il muro protettivo dei vaccini e di chi si è già infettato. Un’analogia, quella segnalata da alcuni studi scientifici e fatta sua dal virologo abruzzese Paolo Fazii, che serve a rendere l’idea di quanto il Covid sia ancora dilagante e pericoloso. «La trasmissibilità è molto elevata, ormai quasi al livello del morbillo. Ce lo dicono i dati dell’Abruzzo, che è al momento la regione in cui la variante Omicron 2 si sta diffondendo maggiormente in rapporto alla popolazione», spiega il direttore del direttore del laboratorio di Virologia e Microbiologia della Asl di Pescara, che torna a lanciare il suo appello: «Quello che sta accadendo è anche dovuto a una minore attenzione da parte della popolazione e all’allentamento delle restrizioni. A Pasqua però i rischi sono altissimi, temo che potrebbe seguirne un ulteriore peggioramento della situazione. Dobbiamo quindi mantenere alta l’attenzione. In particolare dobbiamo usare il più possibile la mascherina: al chiuso, ma anche all’aperto quando non possiamo mantenere la distanza». Per rafforzare il suo appello, Fazii cita gli studi scientifici che stanno svelando le particolarità e la pericolosità della Omicron 2.
TRASMISSIBILITà
E AGGRESSIVITà
«Gli studi hanno evidenziato che la variante Omicron 2 è il 30% più contagiosa della variante Omicron 1, che a sua volta era estremamente più trasmissibile delle forme del virus precedenti. Ora la trasmissibilità è prossima a quella del morbillo», spiega Fazii. «Per fortuna, però, al momento ha dimostrato maggiori difficoltà a raggiungere gli alveoli nei polmoni e quindi a provocare complicanze gravi delle altre varianti. I casi di complicanze gravi, però, sono ancora tanti. E chi non è vaccinato ha molte più possibilità di andare incontro a problemi».
I SINTOMI
Più COMUNI
«Per quanto riguarda i sintomi nei casi più lievi, la prima grande differenza della Omicron dalle varianti che l’hanno preceduta è che difficilmente si manifesta con la perdita di gusto e olfatto», continua il virologo, «un’altra differenza è che questa sembra provocare più sintomi gastrointestinali, a partire dalla diarrea, tra quelli simil influenzali».
Gli altri sintomi più comuni della Omicron 2, secondo gli studi scientifici, sembrano essere la tosse secca, congestione o naso che cola, mal di testa, senso di affaticamento, starnuti e, soprattutto, mal di gola.
In media, i sintomi sembrano durare cinque giorni nei casi più lievi, con picchi però anche fino a 14 giorni. Tempistiche ben più lunghe per chi ha avuto complicanze dopo essersi contagiato con il virus.
INCUBAZIONE E INFEZIONE:
QUANTO DURANO?
«Omicron ha dimostrato di avere un’incubazione molto più corta delle altre varianti: mediamente è tra 2 a 5 giorni dall’esposizione al virus. Ci sono però anche picchi di sette giorni», aggiunge Fazii.
Poi sulla durata dell’infezione: «Normalmente l’infezione dura un paio di settimane. Difficilmente infatti ci si negativizza prima del 14esimo giorno. All’apparenza questo periodo è inferiore a quello a cui ci avevano abituato le altre varianti, cioè tra i 21 e i 28 giorni di infezione per i soggetti sani. Ma, in questo caso, non è possibile quantificare quanto sia stata la copertura vaccinale a ridurre le tempistiche».
GLI SCENARI
FUTURI
Più volte Fazii ha lanciato pubblicamente il suo appello: «Questa non è ancora una semplice influenza, ci vorrà almeno un anno prima che diventi endemica». Aggiunge oggi: «Dobbiamo stare attenti fin da adesso, non soltanto per evitare un peggioramento della situazione dopo Pasqua. Dobbiamo farlo anche per evitare che il virus continui a diffondersi durante i mesi estivi. Il conto, alla fine, come abbiamo imparato in questi due anni di pandemia, arriva sempre in autunno e in inverno: si decide adesso quale sarà lo scenario nei mesi più freddi. Questo lo dico anche e soprattutto per chi non si è ancora vaccinato. Non si rende conto che questa pandemia non è ancora finita e che continua a correre gravi rischi».