Operaio precipitato dal tetto per 10 metri: c’è il primo indagato

È un dirigente dell’impresa per cui la vittima lavorava Contestato il reato di omicidio colposo, domani l’autopsia
TERAMO. L’inchiesta giudiziaria con un primo indagato e l’autopsia a scandire la cronaca; lo strazio di un bambino di quattro anni che crescerà senza un padre a raccontare, più di ogni atto d’indagine, cosa significhi una tragedia sul lavoro. L’ennesima in questa regione che, come succede nel resto del Paese, non smette di contare le vittime tra chi la mattina esce di casa per andare a lavorare e non torna più.
L’inchiesta sulla morte del 52enne Roberto Scipione, operaio di Bisenti precipitato da un’altezza di dieci metri mentre era sul tetto di una fabbrica per installare pannelli fotovoltaici, muove i primi passi con gli atti dovuti, a cominciare dall’iscrizione del primo nome nel registro degli indagati: si tratta di un rappresentante della ditta Iceim, la società con sede legale a Roseto, per cui la vittima lavorava. L’ipotesi di reato contestata dal pm Silvia Scamurra è quella di omicidio colposo e l’iscrizione, in questa fase, è un atto dovuto per consentire all’indagato la nomina di un proprio consulente in un accertamento irripetibile come lo è l’autopsia che sarà eseguita domani mattina dall’anatomopatologo Giuseppe Sciarra. Non è escluso, inoltre, che la Procura decida di disporre una propria consulenza tecnica. Decisione che, molto probabilmente, sarà presa una volta che nel fascicolo entreranno tutti i rilievi dei carabinieri e degli ispettori dell’Asl intervenuti sul posto per stabilire la corretta applicazione di tutte le norme di sicurezza.
L’infortunio mortale di mercoledì, il secondo in meno di quindici giorni avvenuto nel Teramano dopo la morte del 49enne operaio di Giulianova Antonio Fanesi colpito alla testa da un macchinario mentre lavorava alla Metallurgica Abruzzese di Mosciano, si è consumato in pochi attimi in un’azienda di Pianura di Guardia Vomano, nel territorio comunale di Notaresco. Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto Roberto Scipione era salito sul tetto del capannone della Ecotel per installare pannelli fotovoltaici. Era arrivato sulla sommità attraverso un’impalcatura montata lungo una parete esterna dello stabilimento: in pochi istanti è precipitato all’interno sfondando un lucernario. I soccorsi sono stati immediati e in poco tempo dopo la richiesta d’aiuto degli altri operai sul posto è arrivata l’ambulanza del 118 con gli operatori che, dopo averlo stabilizzato, lo hanno subito trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Mazzini dove l’uomo è morto qualche istante dopo proprio per la gravità dei traumi riportati dopo la caduta da un’altezza di dieci metri.
Fin qui la cronaca di un’altra tragedia sul lavoro. Sullo sfondo i dati di recente resi noti dall’Inail per l’Italia che sono di una nettezza cruenta: tra le tre e le quattro vittime al giorno in media, con picchi quotidiani di sette-otto tragedie e decine di casi letali che sfuggono a conteggi e statistiche. Si continua a morire sul lavoro (e di lavoro) nelle fabbriche, nei campi, nei cantieri edili. Numeri che raccontano di famiglie precipitate nell’inferno, a cominciare da quelle degli studenti morti durante i progetti di alternanza scuola-lavoro. Perché nelle tragedie sul lavoro si muore a tutte le età.
Come Luana D’Orazio, la giovane operaia che nel 2021 morì in un’azienda di Montemurlo, in Toscana. Un caso diventato nazionale con appelli e proclami per ottenere una maggiore sicurezza sui posti di lavoro. Ma in un anno nulla è cambiato.
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