Operatori sanitari, corsi a Penne La Fials: accordo dopo tanti anni

Ma resta alto il malcontento per il declassamento del San Massimo a ospedale di area disagiata Il sindaco Semproni scrive a Lolli, presidente vicario della Regione: «Va modificato il decreto»
PENNE. La riorganizzazione sanitaria regionale prevede il declassamento dell’ospedale San Massimo di Penne, da ospedale di base a ospedale di area disagiata. Un declassamento annunciato e contestato a più riprese da gran parte della comunità vestina e avviato già da diverso tempo. Anche il sindacato Fials si sta muovendo per difendere i diritti del presidio sanitario vestino. «Per la prossima settimana abbiamo ottenuto un confronto la direzione generale della Asl di Pescara. Discuteremo delle carenze di personale del San Massimo, della ristrutturazione della struttura ospedaliera, dell’appalto per la gestione del bar e delle attrezzature sanitarie», sottolinea il segretario regionale Fials, Gabriele Pasqualone.
«Nel frattempo», continua il sindacalista Fials, «abbiamo ottenuto l’aumento del numero dei corsisti Oss per la Asl di Pescara, passati da 60 a 90. Dopo tanti anni siamo riusciti a trovare un accordo con l'ufficio formazione per formare e permettere di fare tirocini anche a Penne a 30 Oss».
Ma resta comunque alto il malcontento per le sorti dell’ospedale vestino. Sulla base delle direttive del decreto Lorenzin, il San Massimo ha pagato innanzitutto con la soppressione del punto nascite, avvenuta a dicembre 2015. Sull’ospedale di Penne, poi, gli ultimi effetti della rimodulazione sanitaria hanno prodotto la cancellazione definitiva della Uoc (unità operativa complessa) di Geriatria, con la Medicina generale portata a 40 posti letto per far fronte anche alle problematiche degli anziani. Anche l’unità complessa di Cardiologia, con i suoi posti ordinari e di day hospital, è stata sospesa. Adesso è rimasto esclusivamente un ambulatorio e un servizio che, quantomeno, permetterà ai pazienti, in caso di necessità, di essere ricoverati in Medicina. C’è stato anche il ridimensionamento ad unità operativa semplice di Gastroenterologia, in questi anni vero e proprio fiore all’occhiello della sanità regionale con 600 prestazioni annue di ecoendoscopia diagnostica ed interventistica. «No al declassamento del presidio ospedaliero San Massimo di Penne in ospedale di area disagiata. Chiediamo al presidente vicario della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, rappresentante delle aree interne, di bloccare e rivedere la delibera regionale che assume modifiche al piano sanitario, e fermare quindi questo ennesimo tentativo di depauperamento del territorio vestino», attacca il sindaco di Penne, Mario Semproni, in merito all'approvazione del piano di programmazione sanitaria regionale che prevede il declassamento del San Massimo in ospedale di area disagiata. «Questa delibera», aggiunge Semproni, «non può essere adottata perché la giunta regionale non ha i poteri per farlo essendo, per decreto, sciolto il Consiglio regionale. Chiediamo invece ai parlamentari abruzzesi di intervenire per modificare il DM 70/2015 ed evitare quindi la morte sanitaria del San Massimo. Negli ultimi due anni», ricorda ancora il primo cittadino di Penne, «abbiamo perso tutto: il sisma del 2016 e la tragedia di Rigopiano hanno affondato il territorio vestino; attendiamo dal governo Gentiloni, tra l’altro, ancora il rimborso delle spese (529mila auro) sostenute dal Comune di Penne per le attività di soccorso alle popolazioni nella seconda decade di gennaio 2017, in qualità di Centro operativo Misto (Com), e per gli eventi di Rigopiano. Ridurre l’ospedale di Penne a un presidio ambulatoriale, significherebbe», conclude il sindaco, «umiliare ancora una volta il nostro territorio. Questo no».

