«Ora la Edison deve risarcire il territorio»

5 Novembre 2021

Il sindaco Lagatta commenta la decisione della Cassazione e annuncia: porteremo avanti la bonifica

BUSSI SUL TIRINO. La Edison è sicuramente responsabile della contaminazione dei terreni individuati come discariche 2a e 2b del sito chimico di Bussi. Lo dice la Cassazione che ha bocciato il ricorso della stessa Edison, prodotto per opporsi alla decisione della Provincia di Pescara che ne aveva individuato le responsabilità quale erede della Montedison. Edison era arrivata fino alla Cassazione dopo essere stata bocciata sia dal Tar Abruzzo che, per due volte, dal Consiglio di Stato. Dalle prime determinazioni ci sono voluti altri due anni per giungere ad una decisione definitiva ed impegnativa. Era di valore determinante l'imposizione dell'ente provinciale, all'epoca della presidenza di Antonio Di Marco, quale organismo deputato a decisioni in questo settore ambientale. La Provincia infatti aveva intimato alla Edison, che a sua volta imputava alla Solvay, subentrata nella conduzione dello stabilimento chimico, di «provvedere a continuare ed eventualmente integrare le misure di prevenzione in atto nelle aree e nelle acque di falda sottostante e di adottare tempestivamente le misure di messa in sicurezza e di rimuovere tutti i rifiuti depositati in modo incontrollato», oltre ad altre fonti di contaminazione ed infine di provvedere alla bonifica dell'area. Esprime grande soddisfazione per il verdetto il sindaco di Bussi sul Tirino Salvatore Lagatta, che è stato sempre sicuro che questo procedimento sarebbe finito con questo tipo di sentenza. Il suo rammarico resta quello di aver prolungato ulteriormente i tempi rispetto alla determinazione della Provincia di Pescara. «Oggi saremmo stati molto avanti nei lavori di decontaminazione dei luoghi», dice Lagatta, «anche perché era già stato definito l'appalto al consorzio di imprese belga, Dec Deme, con la prescrizione dei tempi di attuazione». Questa tempistica si è riattivata dallo scorso 31 ottobre e ci sarà tempo per sanare i siti inquinati fino alla scadenza del 21 luglio 2024. Le premesse per l'avvio dell'iter consistono nelle varie conferenze di servizio, con gli enti interessati, per l'approvazione del progetto e la sottoscrizione definita del contratto di appalto. Nell'immediato ci sarà da sapere se il consorzio Dec Deme sia ancora disposto ad eseguire la decontaminazione dei siti inquinati. Ulteriore aspetto della questione è il risarcimento civile, procedimento avviato dal ministero dell'Ambiente e dalla Regione Abruzzo. Ma è una causa ferma dal 20 gennaio 2020, presso il tribunale dell'Aquila che, ad oggi, ancora non ha sciolto la riserva sulle istanze processuali delle parti, a distanza di quasi due anni.
Walter Teti