«Ospedale declassato? Non finisce qui»

Penne. Mobilitazione del comitato civico dopo il ricorso respinto dal Tar. Semproni: valuteremo se presentare appello
PENNE. «È una sentenza discutibile sul piano giuridico, perché i giudici amministrativi non hanno tenuto conto, ad esempio, di alcuni rilievi fondamentali sollevati nel nostro ricorso». Così il sindaco di Penne, Mario Semproni, commenta la sentenza del Tar che ha rigettato il ricorso del Comune contro i decreti commissariali che hanno stabilito il declassamento del San Massimo a ospedale di area disagiata.
«Naturalmente, ci riserviamo di valutare se appellarci alla sentenza del Tar dell’Aquila. Resta singolare come il governo regionale possa esultare per una sentenza che, nel merito, declassa l’ospedale San Massimo e sopprime il diritto alla salute di un territorio già fortemente penalizzato dagli ultimi eventi calamitosi di gennaio, dall’assenza di infrastrutture viarie e dalla crisi economica. È paradossale, poi, che nella provincia di Pescara abbiamo più assessori regionali che dovrebbero occuparsi di sanità, in pratica sono tre, che ospedali funzionanti. L’amministrazione comunale» prosegue Semproni «sarà presente sabato alla manifestazione organizzata dal comitato cittadino che si batte per la tutela del San Massimo e opporci, come abbiamo sempre fatto finora, al declassamento del nostro ospedale», annuncia il primo cittadino del capoluogo vestino.
Anche la rappresentante legale del comitato di protesta Salviamo l'ospedale di Penne, l'avvocato Natalia Morricone, ha espresso la propria contrarietà per la decisione presa dal Tar e la volontà di non gettare la spugna nel progetto di difesa del San Massimo. «Il comitato insisterà affinché il sindaco di Penne proponga subito appello, confidando nel Consiglio di Stato che, a seguito di una migliore disamina delle argomentazioni esposte al Tar, non potrà che riformare la sentenza di primo grado. Sia ben chiaro a tutti che l'ospedale San Massimo sarà difeso con determinazione e convinzione dai residenti dell'area vestina anche attraverso iniziative clamorose: siamo in tanti e cresciamo sempre di più», precisa l'avvocato Morricone. Il comitato di protesta, comunque, non ha intenzione di cedere nulla e, in vista della manifestazione di sabato 2 settembre, è pronto a contrattaccare.
«Non ci si aspettava nulla di diverso, nessuna sorpresa. Naturalmente, la rabbia sale ancora di più e di certo andremo avanti per la nostra strada e l'amministrazione comunale per la sua», è il pensiero di Nicola Spoltore, medico, uno degli attivisti del comitato Salviamo l'ospedale di Penne.
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