Ospedale declassato, Sos della Cgil
Chiesta la convocazione di un incontro urgente al manager Mancini
PENNE. La riconversione del San Massimo da ospedale di primo livello a presidio sanitario di area disagiata tiene in apprensione l'intera comunità vestina. La preoccupazione è che l’annunciata rimodulazione dei servizi sanitari, in deroga al decreto Lorenzin, possa essere solo un ultimo step prima della definitiva chiusura.
Una volta andata in porto la riconversione, l'ospedale rimarrebbe con un Pronto soccorso h24 funzionale solo per i codici bianchi e verdi, data l'assenza di Rianimazione e l'impossibilità di far fronte a casi di infarto; un'attività di degenza per acuti della medicina interna e un day surgery e week surgery per far fronte alle altre esigenze degli assistiti.
A livello ambulatoriale, invece, dovrebbero restare attivi i reparti di radiologia, laboratorio analisi, dialisi, oculistica, otorinolaringoiatria, oncologia, neurologia, cardiologia, diabetologia, ortopedia e pediatria.
La Cgil funzione pubblica ha chiesto l'immediata convocazione di un tavolo tecnico. «Appena appresa la notizia sul futuro del San Massimo abbiamo chiesto al direttore generale della Asl di Pescara, Armando Mancini, una convocazione urgente per affrontare la difficile situazione in cui da anni si trova l’ospedale pennese. L'annuncio della riconversione del San Massimo in presidio di area disagiata è un fatto drammatico che ancora una volta impatta pesantemente sulla realtà vestina, già duramente colpita da chiusure e drastici ridimensionamenti», sottolinea Franco Pasta, componente Rsu Cgil alla Asl Pescara. Da anni, il San Massimo vive una costante riduzione di servizi e personale. Negli ultimi sei, sette anni, l'ospedale è stato depotenziato in quasi tutti i reparti. La Rianimazione è stata ridotta a terapia intensiva post operatoria, il Laboratorio analisi è passato da unità operativa complessa a unità semplice.
È stato chiuso il punto nascite e, ultimamente, la Ginecologia è stata ridotta alle sole attività ambulatoriali. Anche il centro di fisioterapia è stato smembrato negli ultimi dieci anni. Si è passati da 11 fisioterapisti ai 3 oggi in servizio, tra l’altro disponibili solo per i pazienti interni.
Durante tutti i tagli ai reparti e al personale, inoltre, è stato più volte sbandierato un finanziamento da 12 milioni di euro per la ristrutturazione dell'ospedale San Massimo. Da Chiodi a D'Alfonso, però, l'ospedale di Penne ha visto e vissuto quasi solo tagli.
Francesco Bellante
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