Ovadia: non facciamoci raggirare

24 Ottobre 2024

L’attore lancia l’allarme: rischio catastrofe per i popoli di Palestina, Libano e Israele

PESCARA. L’etichetta di “ebreo scomodo” a Moni Ovadia (attore, scrittore, attivista per i diritti umani e tante altre cose ancora) calza a pennello. «Ma mi hanno definito anche antisemita, nemico del popolo ebraico, mi hanno emarginato, lanciato accuse e maledizioni», se la ride. Mentre lo intervistiamo, poco prima della tavola rotonda sulla pace organizzata dal Coordinamento No G7 Pescara, le forze di difesa israeliane hanno annunciato l’uccisione di Hachem Safieddine, presunto successore del defunto leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah.
Come definirebbe quello che sta accadendo in Medio Oriente?
«Un crimine contro l’umanità, contro il senso stesso dell’umanità e della giustizia, perché non si eliminano i crimini uccidendo gli uomini, perché ne arriveranno altri e altri ancora. C’è una sola via alla sicurezza ed è quella che ha indicato anche Ami Ayalon, ammiraglio della marina israeliana e leader dello Shin Bet, il servizio segreto dell’esercito israeliano. Lui ha detto che Israele avrà sicurezza quando i palestinesi avranno libertà e diritti. Ed è quello che pensano tutte le persone che non sono accecate da una visione fascista e fanatica del mondo».
Si riferisce a Netanyahu?
«Lui è il primo. Per un corto circuito psicopatologico ha assunto i caratteri del carnefice pur continuando a dichiararsi vittima. È un meccanismo terribile che utilizzavano anche i nazisti: dicevano di dover eliminare gli ebrei, perché altrimenti avrebbero distrutto la Germania. Se non si ferma questo meccanismo, ci sarà la catastrofe non solo per il popolo palestinese e libanese, ma anche per quello israeliano che finirà in una terrificante guerra civile».
Qual è il ruolo di Israele?
«Israele è nato sulla base di un’ideologia sionista, colonialista, razzista e segregazionista che si basa su forza, violenza e disumanizzazione dei palestinesi e di tutti coloro che considera nemici. Israele ha chiesto e ottenuto non il diritto a difendersi, ma il diritto all’impunità, in violazione alle risoluzioni dell’Onu. Ritiene di avere diritto a tutta la Palestina e anche a un pezzo del nord del Libano fino al fiume Litani. E motiva queste pretese con il diritto divino, però non ci ha mai fatto il piacere di chiamare il Padre eterno e testimoniare in tribunale».
Ma l’incontro qui a Pescara dei delegati di Israele, Libano e Palestina può essere un primo passo per la pace?
«Potrebbe anche essere l’ennesimo cocktail party per la stampa internazionale. Per fare la pace c’è bisogno di tutti gli attori: israeliani, ma anche gli altri Paesi arabi, con Libano, Marocco, Algeria, più i cosiddetti “grandi” ossia Stati Uniti con Russia, Cina e India. In caso contrario si rischia la solita pantomima. Io ho 78 anni, non mi faccio più raggirare, sa quante ne ho viste di queste robe?».
E quindi cosa dovrebbe fare la comunità internazionale?
«La comunità internazionale esiste relativamente. Esistono gli Stati Uniti d’America. Oggi ho ricevuto un messaggio da parte di cittadini israeliani che chiedono di applicare le sanzioni a Israele. Abbiamo assistito all’orribile evento del 7 ottobre, ma prima i palestinesi avevano subito le stesse cose senza che nessuno dicesse niente. Per questo, io considero la leadership politica occidentale letteralmente ripugnante e, da questo punto di vista, tra Kamala Harris e Donald Trump non c’è differenza».
È la stessa cosa che ha detto anche papa Francesco, lo sa?
«Sono quarant’anni che dico queste cose. Mi hanno emarginato, lanciato maledizioni, ma io vado avanti perché non ho padroni, rispondo solo alla mia intelligenza e coscienza».