Pace? Meglio il minuto di silenzio
Così don Cristiano, parroco della Visitazione di Zanni, trasforma la stretta di mano
PESCARA. «Scambiatevi un segno di pace». Questo è solitamente un momento di imbarazzo tra i fedeli riuniti in chiesa, che cominciano a girarsi intorno e stringere mani sperando che finisca al più presto.
Il terrore da coronavirus ha stravolto anche questa abitudine, dopo le disposizioni della Ceam, Conferenza episcopale abruzzese e molisana, che suggerisce (ma non obbliga) di evitare contatti nei giorni dell’emergenza da Covid 19. Consiglio che in questo caso, forse, arriva gradito agli osservanti. Nella parrocchia Visitazione di Maria, quartiere Zanni, don Cristiano Marcucci, che stamani alle 11 riempirà la chiesa con due battesimi, la stretta della pace si è trasformata «in un minuto di silenzio con la pace che parte dal cuore, un altro modo per scoprire il significato dei riti», disvela il giovane e carismatico sacerdote che fa il pienone a ogni messa, «questa particolare situazione è una occasione per riflettere che, come cittadini, siamo parte di un cosmo. L’emergenza è internazionale e noi siamo parte di un tutto, cittadini del mondo che non si chiudono alle prospettive. Questa è la logica della vita ed è bellissimo». L’emergenza che si trasforma in «opportunità» per comunicare anche diversamente con le famiglie: «Ho intenzione di realizzare un video riservato a genitori e bambini», anticipa don Marcucci, «per provare a collegare il senso tradizionale della Quaresima con la dimensione del limite che mostra le fragilità di ognuno di noi». I bimbi stanno vivendo la loro personale quaresima «privati della scuola, dello sport, del cinema». Sperimentano, dunque, i limiti imposti da questa emergenza.
«Nessuna cerimonia sospesa», al santuario del Sacro Cuore, nell’omonima piazza pescarese, riferisce il rettore, don Vincenzo Amadio: «Tutto si svolge regolarmente. Abbiamo adottato ogni forma precauzionale. I fedeli, se vogliono, non ci sono obblighi, possono sedersi nei banchi distanziati l’uno dall’altro». (c.co.)

