Paesano: «Io vi racconto chi sono i nuovi poveri»

4 Ottobre 2022

Parla il fondatore della mensa pescarese che dà pasti caldi a chi non ce la fa «Ora ci chiedono aiuti molti cittadini che fino a qualche mese fa stavano bene»

PESCARA. «Le famiglie non ce la fanno più, alcune volte mi sono fatto carico io di pagare le bollette».
Lo dice sottovoce Renato Paesano, direttore della mensa di San Francesco, 35 anni di attività nel cuore di Pescara, ma lo vorrebbe gridare forte che i nuovi poveri sono «persone dignitose, operai ma anche professionisti e famiglie intere che hanno perso il lavoro», e che si ritrovano a fare la fila ogni mattina davanti alla mensa per ritirare la busta con la pasta, il pane, la carne, la frutta e, quando è possibile, anche un dolcetto. Sono uomini, ma soprattutto donne. «Sono pescaresi, ma anche tante donne ucraine sfollate dalla guerra, ospiti da parenti e amici, che non hanno più alcun sostentamento. Sono madri che prendono il pasto e lo consumano a casa con i figli», rivela Paesano, «sono padri di famiglia che prima della pandemia facevano lavori normali, come il magazziniere, o famiglie intere che non lavorano più. Ci sono anche professionisti che oggi, con la crisi, il Covid e il caro bollette, non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena».
«La povertà è cambiata negli anni», riflette Paesano che il 13 aprile 1987 fondò la mensa di San Francesco con fra’ Bonaventura Febbo e Giorgio Di Lembo. «Un tempo erano soprattutto stranieri, bosniaci, marocchini, albanesi, africani. Oggi, oltre ai profughi ucraini, i nuovi poveri sono pescaresi, disoccupati con una carriera alle spalle, di tutte le età ma pochi giovani, che hanno perso il lavoro, che arrivano a fatica a fine mese con le bollette o che non riescono a pagare gli affitti». Di qualche bolletta si è fatto carico personalmente Renato, che lo ammette timidamente.
La mensa, che dall'inizio dell'emergenza non ospita più i poveri in presenza per ragioni di sicurezza, è aperta dalle 11 alle 12,30. Ma la fila dei bisognosi cresce sin dalle prime ore del mattino per assicurarsi un pasto. Pranzo al sacco preparato dai tanti volontari che si alternano nella cucina o pacchi di viveri già confezionati donati da tanti benefattori pescaresi e dal Banco Alimentare. Sono più di 35 le persone che ogni giorno ritirano le scorte alimentari di prima necessità. Fino a due anni fa, la fila contava un centinaio di persone radunate lungo viale Regina Margherita, a due passi da piazza San Francesco. «Nell'arco di 35 anni siamo passati dalla distribuzione di panini e bevande calde ai poveri che sostavano alla stazione, all'indigenza di oggi provocata dalla crisi», analizza Paesano, «poi abbiamo aperto questa struttura dove italiani e stranieri si sedevano a mangiare a tavola, prima della pandemia. Erano un centinaio in fila, qui fuori. Oggi, con tanti redditi di cittadinanza in giro, sono meno di una cinquantina. Ma ogni giorno facciamo i conti con un nuovo tipo di povertà che colpisce sempre meno i senza fissa dimora e sempre più donne con figli, disabili e anziani a carico».