Pagamenti con il Pos: da fine giugno l’obbligo

5 Giugno 2022

L'AQUILA . Dal 30 giugno prossimo gli esercenti saranno obbligati ad accettare i pagamenti elettronici per qualsiasi importo. In caso di rifiuto è prevista una sanzione da 30 euro in su. L’obbligo di...

L'AQUILA . Dal 30 giugno prossimo gli esercenti saranno obbligati ad accettare i pagamenti elettronici per qualsiasi importo. In caso di rifiuto è prevista una sanzione da 30 euro in su. L’obbligo di accettare transazioni con il Pos, il dispositivo che consente di effettuare pagamenti mediante moneta elettronica, ovvero Bancomat, carte di credito o prepagate, è in vigore già da qualche anno (dal 2014), su richiesta del cliente. Tuttavia, solo con il Decreto Pnnr 2 sono state introdotte sanzioni qualora i soggetti obbligati saranno inadempienti. L’obbligo riguarda la quasi totalità degli esercenti, dai bar ai negozi, dai tabacchini ai saloni di bellezza, così come tutte le realtà professionali (medici, avvocati, geometri) e i lavoratori autonomi, ad esempio idraulici ed elettricisti. Tuttavia, se l’esercente deve avere almeno un circuito di pagamento attivo, non è obbligato ad accettare tutte le carte. Il commerciante può rifiutare il pagamento con un mezzo elettronico solo se il bancomat o la carta di credito non rientrano nel circuito bancario a cui aderisce. Diversamente, è obbligato ad accettare il pagamento anche per pochi euro. L'importo minimo per le transazioni elettroniche è stato più volte modificato dal Governo: prima 30 euro, poi 5 euro. Oggi, non c’è più alcun limite o soglia da rispettare: il negoziante deve accettare il pagamento con Pos di qualsiasi importo. Il cliente ha diritto a pagare anche un solo caffè con il bancomat. E per evitare che i maggiori costi delle transazioni ricadano sul consumatore, è stato previsto che applicare un sovrapprezzo per i pagamenti con carta è una pratica commerciale scorretta.
Cosa succede se il negoziante, il barista o un professionista si rifiutano di accettare pagamenti elettronici?
Il cliente può scegliere se pagare quanto acquistato oppure rifiutare l’acquisto. L’esercente, però, può subire una sanzione amministrativa pari a 30 euro, aumentata del 4 per cento del valore della transazione per la quale è stato rifiutato il pagamento.
Facciamo degli esempi pratici circa le possibili sanzioni irrogabili e in particolare con una spesa di: su 10 euro, si applica una sanzione 30,4 euro (30 + 0,40); su 50 euro, si applica una sanzione 32 euro (30 + 2); su 100 euro, si applica una sanzione 34 euro (30 + 4).
La multa scatta, ed è inflitta dal prefetto, solo dopo la segnalazione del cliente. Altra novità da ricordare: già il 1° luglio 2020 era entrato in vigore il divieto di pagamento in contanti per tutti i trasferimenti di denaro di valore pari o superiore a 2.000 euro, compresi i pagamenti di beni e servizi. Dal 1° gennaio scorso, il limite è stato abbassato ulteriormente a 1.000 euro. (m.p.)