Pagato un solo stipendio arretrato
Dopo le promesse della Regione i dipendenti aspettano altre 8 mensilità. Il sindaco di Scafa: costi gonfiati
PESCARA. Le promesse dell’11 marzo scorso, arrivate dal presidente Pd della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso che aveva parlato di «300 mila euro pronti», dagli assessori Pd e dal vertice dell’azienda speciale Majella e Morrone, non sono state rispettate fino in fondo. Non è una novità, ma solo un’altra conferma per i 66 dipendenti che, il 10 marzo scorso, hanno rinunciato anche a fare sciopero credendo all’arrivo dei soldi. «Un paio di giorni, al massimo lunedì, quando sarà, pagheremo gli stipendi», aveva annunciato l’amministratore unico Oscar Pezzi 13 giorni fa incontrando i dipendenti che assicurano i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara e nella casa di riposo di Serramonacesca. Una dichiarazione che, l’avevano capito quasi tutti i dipendenti riuniti nella sede della Regione per l’incontro con D’Alfonso, non dava certezze. E, infatti, di stipendi arretrati ne è stato pagato solo uno (luglio 2014) a fronte di altre 8 mensilità e della tredicesima che i lavoratori aspettano.
D’Alfonso aveva promesso un’iniezione di soldi per superare lo stato di crisi dell’azienda speciale finita in un vortice di oltre tre milioni di debiti con Equitalia, Inps e Inail: «Nell’immediato sono pronti 300 mila euro e poi, a seguire, tutto ciò che le procedure ci consentiranno». Ma non è chiaro se i soldi della Regione siano stati già accreditati sui conti dell’azienda speciale: quei 300 mila euro sarebbero dovuti servire a pagare gli stipendi arretrati ma, finora, non è accaduto. Ai dipendenti è stata pagata solo una mensilità e i 13 giorni di attesa dopo le rassicurazioni di D’Alfonso – «Il problema c’è, ma non siete soli e noi non siamo il Comune di Scafa o di Lettomanoppello, noi siamo la Regione» – contribuiscono solo ad aumentare il dramma dei dipendenti che vivono senza soldi.
Ma perché D’Alfonso aveva chiamato in causa proprio Scafa? Forse è solo un caso ma Scafa, insieme a Tocco da Casauria, è uno dei due Comuni usciti dall’azienda speciale e che ha affidato i servizi sociali a una cooperativa locale: «Noi abbiamo visto che i conti non tornavano perché versavamo tanto e non ricevevamo il dovuto», dice il sindaco di Scafa Maurizio Giancola, «per esempio, per la colonia estiva, quando il servizio era affidato alla Majella e Morrone, noi pagavamo 10.200 euro mentre, quando l’abbiamo fatto noi, abbiamo speso solo circa 3 mila euro. Se solo con la colonia si risparmiano 7 mila euro, è ovvio che i conti non possono tornare. In totale, prima i servizi sociali ci costavano 100 mila euro mentre, adesso, al massimo 63». Perché? «L’apparato della Majella e Morrone è sovradimensionato», dice Giancola, «e quei costi dovevano essere recuperati facendoli pagare anche ai cittadini di Scafa. E poi paesi come Roccamorice, Abbateggio e altri ancora, dove ci sono big della politica pescarese, non versavano le loro quote accumulando debiti mentre noi eravamo puntuali. È un sistema che non poteva funzionare più con assunzioni fatte sulla base di certi criteri e di Scafa non lavorara quasi nessuno. Adesso, invece, diamo lavoro ai giovani di Scafa e Tocco. Noi a Scafa ci siamo stufati di pagare di più. I costi della politica li paghino gli altri, noi no».
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