Paglione: mi pagheranno le spese e i danni

24 Agosto 2015

Intervista al titolare: la colpa dei ritardi è di Comune e Regione, i lacci della burocrazia ci hanno frenato

PESCARA. «Il Comune vuole revocare la concessione? Io non ne so niente. Comunque, se i politici ritengono opportuno prendere una decisione del genere se ne assumeranno le responsabilità». Gianni Paglione, titolare dello stabilimento Guerino, aspetta. «Ovviamente», dice, «l’importante è che il Comune mi ridia i soldi che ho investito e mi paghi i danni, poi, io posso pure tirarmi indietro. A Pescara funziona così: un imprenditore che vuole fare qualcosa per la città è visto come un criminale».

Perché il cantiere di Guerino è così lento?

«Gran parte del ritardo è colpa del Comune nel rilascio dei permessi per i lavori e poi della Regione che, ai tempi del terremoto dell’Aquila, si è persa anche i documenti. I motivi per cui i lavori sono rimasti fermi gli enti pubblici li conoscono bene: solo per ottenere il permesse necessario a togliere il vecchio tetto di amianto ci sono voluti quasi due anni. E poi si tratta di lavori complicati».

E adesso?

«Quella struttura, 10 anni fa, era inagibile: sarebbe stato più facile buttarla a terra e ricostruirla da zero. Invece, i lavori hanno richiesto tempo. Ora, le opere più impattanti sono finite, resta da completare la rifinitura: manca il pavimento, ma le vetrate ci sono già. Se non ci fossero intoppi, i lavori potrebbe finire a fine anno. Poi, ci sarebbe da trovare un gestore serio».

Ma il Comune vuole revocare la concessione. Che ne pensa?

«Io pago 60 mila euro per una concessione che non è aperta. Non dovrei pagare, ma pago lo stesso per evitare disturbi. Se il Comune pensa che sia giusto, può farlo: chiunque può uccidere una persona, ma poi deve pagarne le conseguenze. Comunque, se i politici sono più bravi, che ci pensassero loro. La verità è che tanti politici sono bravi solo a parlare».

Lo rifarebbe?

«L’idea di un bel ristorante e salone per banchetti, pizzeria e gelateria mi è venuta per scherzo. Ma qui è impossibile fare qualcosa per Pescara». (p.l.)

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