Palazzi e uffici accanto all’ex Cofa Una norma sblocca il progetto

Un emendamento a una legge del governo rimette in moto il complesso edilizio di Milia e Mammarella fermato da una sentenza del Tar. Acerbo (Prc): «Superati i vincoli, arriva un altro muro di cemento»

PESCARA. Un emendamento di poche righe, approvato dal Senato il 23 dicembre dell’anno scorso e passato fino ad oggi completamente inosservato, rimette in moto il maxi progetto della società Pescaraporto per la realizzazione di un complesso edilizio nell’area ex Edison, a fianco dell’ex Cofa, sulla riviera di Porta Nuova. L’intervento prevede la costruzione di tre edifici di 21 metri, ossia sette piani, dove troveranno posto degli uffici e non più un albergo, come inizialmente previsto, perché la società ha richiesto un cambio di destinazione d’uso. Pescaraporto risulta intestata a due società minori: Viana, di cui sono azionisti i costruttori Andrea e Luca Mammarella e Uropa, di cui sono soci Ugo, Roberto e Paola Milia, figli dell’avvocato di D’Alfonso, Giuliano Milia.

Quella piccola norma, inserita in gran segreto non si sa bene da chi alla vigilia del Natale scorso, consente di superare non solo i vincoli imposti dal Comune con il Piano particolareggiato, ma, di fatto, anche la sentenza del Tar di due anni fa, con cui i giudici annullarono il permesso a costruire rilasciato dal Comune alla società, in quanto «lo strumento urbanistico vigente dell’ente», scrissero in sintesi nella sentenza, «subordina l’edificazione all’approvazione dei piani attuativi, per cui la pianificazione della zona non avrebbe potuto essere stravolta e snaturata in ragione della dichiarata applicazione del cosiddetto Decreto sviluppo. Tale premialità di volumetria aggiuntiva non può essere ottenuta in una zona nella quale l’edificazione è subordinata all’approvazione di un Piano particolareggiato».

Ora, con l’emendamento approvato dal Senato alla Legge di stabilità, questo concetto viene ribaltato, anche perchè l’Abruzzo è tra le poche Regioni che hanno recepito quasi in toto il Decreto sviluppo di Berlusconi. «Le agevolazioni incentivanti in detta norma (ossia nel cosiddetto Decreto sviluppo, ndr)», si legge nel testo, «prevalgono sulle normative di Piano regolatore generale, anche relative a Piani particolareggiati o attuativi...». In sostanza, si dice che le norme del Decreto sviluppo, varato dall’allora governo Berlusconi per incentivare la ripresa dell’edilizia con premi di cubatura, prevalgono sul Piano particolareggiato adottato dal Comune e, peraltro, mai approvato definitivamente. L’ex consigliere regionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo, che aveva già condotto in passato una battaglia contro questo progetto, è stato l’unico ad accorgersi e a segnalare gli effetti di questo emendamento. Anche se bisogna considerare che c’è ancora un contenzioso in atto, perché Pescaraporto aveva presentato ricorso per impugnare la sentenza del Tar e il Comune si è costituito in giudizio accanto alla società. Ricorso già esaminato dai giudici in appello il 16 giugno scorso, ma non è ancora nota la sentenza. Quella norma inserita nella Legge di stabilità, però, potrebbe cambiare la decisione dei giudici. «Difficile non pensare che la norma sia stata scritta proprio per risolvere il caso pescarese», dice Acerbo, «in Parlamento è stata approvata un’interpretazione autentica della norma che potrebbe ribaltare il giudizio del Tar su ricorso del vicino hotel Regent». «Interpretazione autentica», aggiunge l’ex consigliere, «che, data l’attuale maggioranza Pd-Ncd, è più berlusconiana del Decreto sviluppo di Berlusconi, visto che consente di bypassare anche gli strumenti urbanistici attuativi. Il Pd, che aveva votato contro quel decreto, ne ha dato un’interpretazione ancora più peggiorativa. E, guarda caso, la relatrice al Senato della Legge di stabilità era la senatrice pescarese di Ncd Federica Chiavaroli. Impossibile che non si sia accorta di questa norma che ha votato». «Esprimo la massima indignazione per quanto accaduto: in quell’area si costruiranno case, perché è facile trasformare la destinazione d’uso da direzionale a residenziale. Arriverà un altro muro di cemento sul mare, dopo quello della caserma della finanza», conclude Acerbo, «e auspico che la politica ponga riparo. Qualche parlamentare perbene dovrebbe farci sapere chi ha presentato l’emendamento».

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