Palazzo a rischio crollo: dieci tecnici per salvarlo

I 250 proprietari dello stabile sgomberato riuniti in assemblea per cinque ore L’amministratore: «Subito la messa in sicurezza e il progetto di consolidamento»
MONTESILVANO. La nascita di un comitato tecnico e il via libera alla messa in sicurezza dell’edificio per consentire agli inquilini di tornare nelle proprie case il prima possibile. Sono queste le due decisioni prese ieri in una delle sale cinematografiche di Porto Allegro dai 250 proprietari degli appartamenti e dei locali commerciali del palazzo di via Leopardi. L’assemblea di condominio straordinaria, convocata dall’amministratore Giuseppe Cellini alla luce dell’ordinanza di sgombero firmata il 13 maggio dal sindaco Ottavio De Martinis, ha visto arrivare a Montesilvano condomini provenienti da diverse parti d’Italia, ansiosi di conoscere il destino delle proprie abitazioni. Un paio di ore di ritardo sulla tabella di marcia (l’incontro è iniziato intorno alle 11 rispetto alle 9 previste nella convocazione), dovute alle lunghe procedure di identificazione dei presenti, anche alla luce delle restrizioni imposte dal Covid, hanno creato un po’ di malcontento tra i presenti, ma tuttavia non sono stati registrati momenti di grande tensione durante la riunione, terminata intorno alle 16.
A prendere la parola sono stati prima di tutti l’amministratore Cellini che ha tracciato il punto della situazione, ricordando come il problema sia sorto a maggio del 2020 nel corso degli interventi di ristrutturazione dell’ex night club durante il quale sono emerse fessurazioni nelle pareti. Da lì le relazioni dei due ingegneri incaricati, Seccia e Salvatori, che ieri hanno illustrato i propri studi, così come altri tecnici coinvolti dagli inquilini. A prendere la parola in videoconferenza anche l’ex capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, che lo scorso giovedì ha inviato a Montesilvano, per un sopralluogo, un ingegnere napoletano di sua fiducia. Presenti anche gli avvocati dello Studio Cellini e del condominio Riviera 1 Eugenio Galluppi e Mirco D’Alicandro che si stanno occupando di tutti gli aspetti giuridici. E sono proprio questi professionisti, in totale dieci, a comporre un tavolo tecnico che si occuperà della prima fase del “salvataggio” del palazzo.
«Non essendo un tecnico», spiega Cellini, «ho deciso, con l’approvazione dell’assemblea, di farmi affiancare da avvocati e ingegneri per avviare immediatamente uno studio di fattibilità utile a portare a compimento quanto stabilito dai condomini».
Nella mattinata di ieri, infatti, l’assemblea ha approvato la messa in sicurezza dello stabile, in attesa di decidere il destino futuro dell’edificio: «Già da lunedì ci metteremo a lavoro», prosegue, «per arrivare a uno studio di fattibilità da presentare al Comune per chiedere del tempo aggiuntivo, dal momento che è impossibile mettere in sicurezza l’edificio in 7 o 30 giorni. Parliamo di lavori che si aggirano intorno ai 500 mila euro e che, preventivi alla mano, dovranno essere approvati in una prossima assemblea».
Una volta restituita l’agibilità all’edificio, dunque, l’assemblea deciderà i passi successivi, ossia se consolidare ulteriormente l’edificio oppure abbatterlo. «Ora la priorità è far rientrare in casa i proprietari», chiosa l’amministratore, «e credo che ci vorranno almeno tre mesi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

