Palazzo a rischio crollo: i residenti lasciano le case

Sono partiti i primi traslochi in via Leopardi, ma c’è anche chi non sa dove andare Il sindaco De Martinis: «Interverremo con l’Azienda speciale per dare assistenza»
MONTESILVANO. La paura di un crollo improvviso e la fretta di voler andare via si mescolano all’incertezza di non sapere dove. È questo lo stato d’animo di molti proprietari e inquilini dei 250 appartamenti del palazzone di via Leopardi che, dall’oggi al domani, si sono trovati senza un tetto sulla testa. A due giorni dall’ordinanza del sindaco Ottavio De Martinis che ha disposto lo sgombero dell’edificio, a seguito delle relazioni tecniche che hanno messo in luce la pericolosità dello stabile, c’è grande fermento nel condominio «Riviera 1».
C’è chi carica all’inverosimile la propria auto con valigie e chi ha preferito servirsi di imprese di traslochi per salvaguardare anche i mobili. Ma se per molti, arrivati anche da fuori città, si tratta di dover rinunciare alla casa per le vacanze, per una cinquantina di famiglie che risiedono stabilmente nel palazzo i problemi sono più seri. «I condomini sono abbastanza agitati», rivela Claudio Fiorini, da tre anni portiere del palazzo, «e alcuni di loro stanno già iniziando a fare gli sgomberi. C’è molto malumore soprattutto da parte di chi ci abita». In questa categoria rientra Gino Caracuzzi, originario di Fondi (Latina) e in affitto con la moglie e due bambini. «Viviamo qui da due anni e abbiamo appena firmato un rinnovo di contratto di cinque anni», spiega, «non siamo tecnici e se ci dicono che dobbiamo andare via, ce ne andremo. Ma sono due notti che non dormiamo, siamo preoccupati perché in così poco tempo e alle porte della stagione estiva è quasi impossibile trovare un’altra casa».
Un lavoro saltuario per lui, uno stagionale per la moglie, e trovare un proprietario di casa che dia fiducia non è semplice. «C’è anche chi sta peggio di noi, ma finora il Comune non si è preoccupato di fare un censimento per comprendere le reali condizioni economiche degli abitanti», prosegue, «chiediamo al sindaco di darci una mano».
Trattandosi di un palazzo privato, ovviamente il Comune non è tenuto a farsi carico degli inquilini sfrattati, ma il primo cittadino si dice pronto a valutare le situazioni di reale necessità. «Con l’Azienda speciale interverremo per prestare assistenza a chi è in difficoltà», commenta. «Ma servono contratti in regola e che davvero gli abitanti non abbiano risorse e alternative abitative». Per De Martinis ora la priorità è lo sgombero che deve avvenire nel minor tempo possibile.
«Le famiglie devono uscire da lì, così come le attività commerciali non possono stare aperte», prosegue, «per questo abbiamo mandato anche la polizia municipale a sollecitare».
Il sindaco anticipa poi che domani in Comune terrà una riunione con i dirigenti comunali, gli ingegneri Gianfranco Niccolò e Marco Scorrano e l’avvocato Marina De Martinis, per analizzare le strade da percorrere sia in merito ai rischi per gli edifici e le aree circostanti, sia in caso di ricorso al Tar da parte del condominio.
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