Palazzo da demolire, decide il Tar

Lo scheletro della riviera, il Consiglio di Stato boccia il ricorso del costruttore e rimanda il caso a Pescara
PESCARA. Ancora carte bollate, sullo «scheletro» di sette piani della riviera nord, mai ultimato, meglio noto come palazzo Michelangelo, dal nome della società immobiliare che l’ha realizzato, di cui è titolare l’architetto Enzo Tintorelli.
Ma, almeno per il momento, il «rudere» rimarrà in piedi (nonostante due ordinanze comunali che avevano decretata la demolizione), anche se l’altro ieri , dal Consiglio di Stato, è stato respinto il ricorso presentato dalla società Michelangelo, in cui si chiedeva l’ottemperanza di un’altra decisione del Consiglio di Stato, il quale, l’anno scorso, aveva rimesso al Comune l’esame per soluzioni alternative alla demolizione. Tutto ritorna dunque al Tar, che il 25 giugno scorso, in attesa del giudizio d’appello, aveva sospeso il giudizio, con un’udienza fissata per l’8 ottobre.
Una vicenda, questa, che si trascina dal 2006, con sei sentenze tra Tar e Consiglio di Stato, e che ora, come osserva l’avvocato del Comune che ha seguito l’appello di fronte al giudice amministrativo di secondo grado, Alfonso Vasile, potrebbe essere arrivata «ad un punto di svolta. Se la società Michelangelo ora non riassume davanti al Tar», spiega Vasile riferendosi alla possibilità del costruttore di proseguire attraverso l’accertamento delle procedure amministrative, «il Comune ha adesso via libera per far abbattere dalla società immobiliare il palazzo. E se la società decidesse di non eseguire la demolizione, a quel punto interverrebbe nell’operazione il Comune, che d’ufficio provvederebbe alla demolizione». Ma la società immobiliare Michelangelo ha già deciso di andare avanti.
«Si tratta di una pronuncia interlocutoria», ha commentato subito Tintorelli, «che non si è occupata della legittimità del provvedimento di demolizione, ma che si è limitata a qualificare l’azione come di annullamento e non come di ottemperanza, rinviando, per le sollecitate valutazioni di legittimità, al Tar Abruzzo, sezione di Pescara. Dove, peraltro», puntualizza il titolare della società immobiliare, «prudenzialmente avevamo già incardinato un parallelo ricorso di legittimità.
Insomma», continua Tintorelli, assistito dagli avvocati Franco Scoca, Marina D’Orsogna e Ignazio Tranquilli «il Consiglio di Stato ci ha detto che il provvedimento andava impugnato innanzi al Tar e non direttamente innanzi al Consiglio di Stato medesimo».
«Spetterà ora al Tar di Pescara pronunciarsi circa la legittimità o meno del provvedimento di demolizione», ha concluso Tinorelli.
Appresa la decisione del Consiglio di Stato, sulla questione del «rudere» è intervenuto anche il presidente del Consiglio comunale, Antonio Balsioli.
«È una notizia positiva per il Comune di Pescara e per la città», ha detto, «ma pur essendo un passaggio fondamentale è solo la fine del primo tempo, perché ora dovrà essere il Tar Abruzzo, sezione di Pescara, a doversi esprimere». Anche se, ha aggiunto, «il Consiglio di Stato è entrato anche nel merito, giudicando “ampia e specifica” la relazione istruttoria che fonda la seconda ordinanza di demolizione».
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