Parruti dà la carica alla città: «Resistiamo un altro mese»

Il direttore del Covid hospital: marzo sarà durissimo, forse l’alba ad aprile
PESCARA. È impercettibile, eppure c’è. Il dilagare del coronavirus nelle ultime settimane, con l’impennata di accessi all’ospedale, sta facendo registrare «una inizialissima frenata» che, seppur tiepida, crea grandi speranze e prospettive positive, facendo immaginare il tanto atteso passaggio ad una fase meno difficile. Ma si dovrà aspettare aprile. E quindi, fino ad allora, è indispensabile non abbassare la guardia, attenersi alle regole di sempre. Fa il punto della situazione Giustino Parruti, direttore del Covid hospital di Pescara.
Qual è la situazione?
Abbiamo qualche lievissimo segnale di attenuazione sulla pressione dell'ospedale, che però resta molto elevata. La nostra capacità di ricoveri si attesta su 300, 310 malati, e siamo pieni. Al pronto soccorso (il dato è aggiornato a ieri mattina, ndr), ci sono in attesa 15-16 malati, un numero inferiore rispetto alle punte dei giorni scorsi, quando erano 25. Andrà meglio quando recepiremo in giornata tutti gli arrivi al pronto soccorso e saremo in grado di chiudere i reparti aggiuntivi che abbiamo dovuto aprire. Certo, oggi non siamo soverchiati e non siamo costretti ad aumentare ulteriormente il sistema di cura come abbiamo già fatto, passando in una settimana da 210 a 300 posti letto. L’impressione è che abbiamo imboccato un plateau: la domanda è ancora alta ma non è aumentata ulteriormente.
Il sindaco Masci mantiene chiuse le scuole (a parte i nidi). Che settimana si aspetta?
La chiusura delle scuole si è resa doverosa per scongiurare la possibilità di una nuova diffusione di contagi in famiglia tramite i piccoli. Ma comunque tutti devono contribuire con senso di responsabilità alla frenata che si intravede. Vanno rispettate tutte le forme di protezione e controllo, vista la pericolosità della variante inglese, che infetta anche con basse cariche. È indispensabile la massima attenzione. E cioè bisogna evitare le interazioni, usare la mascherina, rispettare il distanziamento, ventilare i locali. Il messaggio per tutti è di fare l’ultimo sforzo di corresponsabilità. Se siamo più controllati, senza dover usare i fucili da caccia, riusciremo a tornare in giallo.
I più pericolosi continuano ad essere i giovani. Cosa si può dire ai ragazzi, considerate le limitazioni che ci sono ancora oggi?
Sì, i giovani sono i soggetti più pericolosi. Siamo in una situazione ibrida che non dà piena soddisfazione perché lascia la piccola impressione che ci sia la possibilità di circolare. D’altronde sarebbe stato difficile riproporre una situazione di lockdown, la popolazione è stanca. Ma serve continuare a collaborare il più possibile tenendo presente che ci sarà il vaccino per tutti nel giro di 50-60 giorni. Le scorte si dovrebbero ampliare e c'è la capacità di somministrare le dosi, destinando a questa fase le risorse attualmente usate per lo screening. Sono fiducioso, da questo punto di vista: potremo contare sulla logistica della Protezione civile e sul supporto dell’Esercito.
Si continua a lavorare per migliorare e implementare il sistema, intanto.
Grazie all'azienda siamo stati supportati su tutti i fronti, dalle tecnologie agli strumenti, e ora puntiamo al miglioramento del day hospital, dove implementeremo personale, letti e poltrone: dobbiamo essere pronti a ricevere più accessi al day hospital, nato per il post Covid e diventato una misura alternativa al ricovero. E poi è atteso l’arrivo degli anticorpi monoclonali.
Lei suggerisce che cosa fare per evitare il contagio. Eppure contraggono il coronavirus anche persone di fatto molto scrupolose.
È veramente subdolo. Serve un fortissimo controllo che passa attraverso il lavaggio delle mani e la pulizia delle superfici. Dobbiamo prestare attenzione agli oggetti che tocchiamo. Sono fondamentali distanziamento e pulizia.
Lo sforzo continua ad essere pesantissimo per il personale sanitario.
Da parte mia esprimo gratitudine, stima e riconoscimento nei confronti di chi mantiene il sistema. E dico a tutti che ce la possiamo fare. Resistiamo ancora il mese di marzo, che sarà durissimo. Ma cominceremo a scollinare. L’alba? Ad aprile.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

