Parruti: «Ecco i vantaggi per chi si è immunizzato»

27 Maggio 2021

Ma l’esperto mette in guardia: anche i vaccinati possono trasmettere il virus

Vaccinarsi è fondamentale, salva la vita ma è importante continuare a rispettare le regole di prevenzione. Essere vaccinati, infatti, per il momento non esclude la possibilità di trasmettere il virus. Non solo: più nello specifico la prima dose protegge dalla mortalità ma non mette al riparo dal rischio di un contagio. Lo conferma l’infettivologo Giustino Parruti, direttore di Malattie infettive all’ospedale di Pescara, in un’intervista rilasciata al Centro in cui l’esperto fornisce consigli utili agli abruzzesi vaccinati. In una regione dove il numero delle somministrazioni ha superato quota 700mila e la popolazione immunizzata risulta essere oltre 200mila, le risposte di Parruti alle nostre domande possono essere una sorta di vademecum, anche in vista delle vacanze estive.
Professore, i vaccinati possono trasmettere il virus?
«Assolutamente sì. Le persone che si sono vaccinate con due dosi hanno una possibilità sostanzialmente invariata di infezione naturale, cioè se incontrano il virus questo si attacca ai recettori del naso e dell’orofaringe, ma hanno anche una probabilità più bassa di avere una circolazione del virus nel sangue. In generale hanno cariche più basse rispetto ai non vaccinati, però è pienamente documentata la trasmissione del virus a terzi, anche con infezione mortale, da parte di soggetti vaccinati».
Quindi anche i vaccinati devono indossare la mascherina e mantenere l’accortezza del distanziamento?
«Sì, è opportuno fino a quando la circolazione non sarà ulteriormente diminuita. A quel punto il rischio di prendere il Covid potrebbe ridursi in modo assoluto. È ovvio che le persone immunizzate ad oggi sono più tranquille in quanto sono diventate meno vulnerabili. In questo momento, se non ci proteggiamo, anche chi è vaccinato si espone ad avere una malattia minore, che non è detto sia del tutto insignificante. Inoltre indossare la mascherina è un gesto solidale perché si evita di trasmettere la malattia».
Quali sono i tempi per immunizzarsi dopo la somministrazione del vaccino?
«I vaccini mRNA (Pfizer e Moderna, ndr) danno una protezione completa contro la mortalità già dopo 14-15 giorni dalla prima somministrazione. Questo ci dicono i lavori scientifici. Con gli altri, invece, dovrebbero trascorrere circa quattro settimane perché l’effetto dell’immunizzazione sia rilevante sulla mortalità. Perché la protezione sia alta anche rispetto al rischio di ammalarsi è invece necessaria la seconda dose, che riduce tantissimo la probabilità di poter sviluppare una malattia polmonare. Abbiamo sentito di tante persone che si sono ammalate anche dopo la prima somministrazione, però è importante sottolineare che nessuna è morta».
E poi c’è l’incognita varianti...
«Se un vaccinato “incontra” una variante, per il momento ci sono delle limitazioni di efficacia per il vaccino solo sulla variante sudafricana. Su tutte le altre, compresa quella indiana, per fortuna c’è una buona copertura con la doppia dose vaccinale. La possibilità che si presentino nuove varianti è la ragione per cui si sta cominciando a pensare anche ad una terza dose vaccinale a 9-12 mesi dalla precedente. Si potrebbe avere così una maggiore copertura di anticorpi e di cellule. Questo perché i richiami li faremmo con nuove forme della proteina spike. Per cui più il nostro sistema immunitario conosce possibili varie forme, più è difficile che ne arrivi una nuova che sfugga completamente alle difese».
Quali rischi corre una persona vaccinata che va in vacanza?
«Il vaccinato che va in vacanza in un ambiente non controllato e assume comportamenti imprudenti, rischia di sviluppare una infezione naturale con forme lievi del virus. Ci sono possibilità che possa contrarre la malattia, seppur può essere esclusa la possibilità di svilupparne una in forma mortale».
L’esame del sangue per individuare gli anticorpi a seguito della vaccinazione dopo quanto tempo va fatto?
«Io ritengo che non serva. La persona che si sottopone a due dosi, se non ha problemi immunitari produce sicuramente un numero importante di cellule di difesa. Per essere chiari: il frutto dei vaccini è una forte produzione di cellule di difesa che non sono misurabili. Quindi anche una persona con pochi anticorpi, che ha però prodotto tante cellule, è perfettamente difesa. Pertanto un test sierologico serve limitatamente, può essere utile ad esempio per motivi di studio in alcune circostanze particolari. L’aspetto più importante, comunque, è che i vaccini proteggono al 100% dai rischi di mortalità, così come ci aspettavamo».
A partire da quale età ci si può vaccinare?
«In questo momento i vaccini sono a disposizione della popolazione dai 16 anni in su perché negli studi clinici di registrazione sono state coinvolte persone da quell’età in poi. Sono in corso dei protocolli e delle procedure per poter utilizzare i dati disponibili anche a vaccinare in sicurezza i più giovani».
Quindi è possibile prevedere un vaccino anche per persone di età inferiore?
«Assolutamente sì, il vaccino è alle porte anche per i più giovani».