Parruti: «Ospedali pieni ci aspettano mesi difficili»

15 Gennaio 2021

L’esperto: «Ancora limitazioni alla nostra vita, non abbassiamo la guardia»

PESCARA. «La situazione negli ospedali è di un carico assistenziale ancora molto forte che non ci autorizza ad avere atteggiamenti irresponsabili. Ci aspettano ancora mesi difficili, almeno fino ad aprile». Lo afferma il professor Giustino Parruti, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara e componente della task force della Regione sull’emergenza coronavirus.
L’infettivologo fotografa l’attuale situazione epidemiologica in Abruzzo e lancia un appello a rispettare le regole anche nei prossimi mesi quando «gli indicatori scelti saggiamente dal Governo per decretare il passaggio in una determinata fascia di rischio condizioneranno, purtroppo, ancora il livello di scambio sociale e di interscambio economico».
OSPEDALI PIENI. Secondo l’esperto, il sistema sanitario messo in piedi per fronteggiare l’emergenza sta reggendo, ma il carico assistenziale a livello ospedaliero resta importante. «Non abbiamo l’impressione di una situazione in stabile quiescenza», spiega Parruti. «Il numero di persone che arrivano alla nostra attenzione con infezione da Covid sintomatico è purtroppo ancora molto alto. I reparti Covid sono pieni, anche se per fortuna abbiamo meno posti occupati in terapia intensiva. Non c’è nessuna drammaticità perché c’è un sistema ben organizzato che tiene. Ma non possiamo dire che abbiamo, come a giugno dell’anno scorso, il sentore di un carico assistenziale che comincia a declinare. Nel momento più duro dell’emergenza», continua Parruti, «in cui gli ospedali si sono riempiti, abbiamo avuto tra i 12 e i 13 ricoveri al giorno. Adesso c’è un lieve calo perché viaggiamo tra i 5 e i 7 al giorno. Questo, però, è sufficiente a riempire tutti i posti che si liberano. Non significa che c’è un aumento dei ricoveri, perché il carico assistenziale resta stazionario. In altre parole, manteniamo i ricoveri dimezzati, ma sempre su un livello tale da mantenere pieni gli ospedali».
COSA CI ASPETTA. Il nuovo Dpcm prevede altri due mesi di restrizioni e lo stato di emergenza prorogato fino al 30 aprile. Anche secondo Parruti, c’è ancora da fare sacrifici per uscire fuori dalla pandemia. «Adesso siamo alla finestra per vedere gli effetti delle feste di Capodanno», dice l’infettivologo. «In ogni caso, febbraio e marzo saranno mesi difficili. Il fatto che vi sia una riduzione della suscettibilità di alcune persone grazie alla vaccinazione, di una fetta di popolazione anche crescente, non dev’essere rapidamente tradotto nell’autorizzazione ad abbassare le difese. Non abbiamo, infatti, ancora nessuna certezza che l’aumento della vaccinazione riduca significativamente la circolazione del virus. La vaccinazione riduce il numero delle persone suscettibili alla malattia sì, ma non riduce il numero delle persone che possono trasmettere il virus se non quando avremo coperture tali per le quali bisognerà ancora aspettare. Febbraio, marzo e forse anche aprile, dunque, saranno mesi ancora piuttosto pesanti perché il contesto si manterrà sulle coordinate attuali. Ovvero dovremo convivere ancora con gli indici che misurano il tasso di circolazione del virus, il numero dei contagi, la proporzione tra tamponi e positivi, il cluster sui territori, il numero di nuovi contagi indipendenti dai cluster già noti e la disponibilità della ricettività ospedaliera. Tutti questi indicatori continueranno fortemente a condizionare nelle prossime settimane il livello di attività di scambio sociale e interscambio economico. Dovremo sempre trovare un equilibrio tra le due cose fino a quando non avremo un quadro migliore».
LE SCUOLE. Parruti non è preoccupato per gli effetti della riapertura delle scuole, dopo che anche gli studenti delle superiori, seppur al 50%, sono tornati alle lezioni in presenza. L’infettivologo, piuttosto, sottolinea l’importanza dello screening di massa nelle scuole. «Sono contento dell’attività di intensificazione degli screening scolastici», afferma Parruti. «È un discorso simile a quello che facciamo per gli ospedali. Come facciamo a garantire la sicurezze delle persone che entrano in ospedale? Facendo tantissimi tamponi e allontanando immediatamente i positivi. Ecco, la stessa cosa dobbiamo fare per le scuole. Se vogliamo che diventino un posto sicuro dove non c’è un rischio eccessivo di incremento della trasmissione del contagio, gli istituti devono diventare sede di attività di test molto intensa. È l’unico modo con cui possiamo rendere sicure le scuole».
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