Parruti: sconfiggeremo il virus

L’esperto a Rete8 risponde alle domande degli abruzzesi e dà segnali di ottimismo
PESCARA. «La prevenzione territoriale è la grande scommessa del futuro nella lotta al coronavirus. Ce la faremo a sconfiggere il Covid-19». Lo ha detto Giustino Parruti, direttore di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara, ospite ieri sera in tv, su Rete8, della trasmissione “Medicina facile”. Il medico, punto di riferimento della task force attrezzata dalla Regione contro il coronavirus, ha fatto il quadro della situazione abruzzese rispondendo alle domande del giornalista Paolo Castignani e dei telespettatori.
Dottor Parruti, qual è la situazione attuale in Abruzzo?
«Questa è la settimana migliore da quando è iniziata l’emergenza. A Pescara da tre giorni abbiamo riscontrato meno ricoveri. È cominciata anche l’osservazione su casi meno gravi che è quella che noi speriamo di fare nel prossimo futuro in modo tale da essere molto più precoci nella diagnosi e nelle cure per prevenire l’evoluzione verso le fasi più delicate della malattia».
Come procede la fase di prevenzione?
«Da domani saranno attive le Unità speciali di continuità assistenziale che ci aiuteranno a completare la diagnosi e a portare la terapia precocemente sul territorio alle persone affette asintomatiche. Gli ultimi numeri rispecchiano la grande attività di prevenzione che stiamo facendo. Il numero dei pazienti che abbiamo dovuto intubare negli ultimi tre giorni si è ridotto tantissimo. Cominciamo ad avere il controllo della situazione».
Tamponi effettuati e nuovi contagi rilevati: come evolve quotidianamente questo rapporto?
«Ci sono ancora dei focolai che si vanno determinando soprattutto in ambito sanitario e assistenziale. Avendo alzato molto la guardia, la prima febbre che si sviluppa dà luogo a un testing molto allargato.
Abbiamo, così, la possibilità di muoverci verso una prescrizione precoce dei casi, isolando le persone che hanno necessità di avere assistenza ospedaliera. La prevenzione territoriale è la grande scommessa per il controllo del coronavirus».
Vuol dire estensione dei tamponi per tutti?
«Ci sono pareri discordanti su questo tema. Noi abbiamo avuto un’attività di contenimento sociale molto efficace. Dal momento in cui abbiamo ridotto la possibilità di contagio, la possibilità che dei portatori asintomatici sopravvivano come tali alla fase protratta si riduce tantissimo. Rimane il grosso problema di quelle categorie che non hanno potuto osservare il distanziamento sociale e che invece hanno continuato ad esporsi. Quindi è utile che a queste persone vengano effettuati test prima di riavere contatti sociali. Bisogna scartare i test inutili e concentrarsi su quelli utili».
Il cortisone, se assunto all’inizio della malattia, può essere d’aiuto?
«No, il contrario. Il cortisone in generale ha peggiorato la prognosi dei pazienti. Siamo partiti molto prudenti sul cortisone. Tutte le persone che hanno un’infezione scarsamente sintomatica possono trovarsi nella terapia antivirale precoce. Se io riduco, appena so di essere infetto, la capacità di replicare il virus nel mio corpo, con ogni probabilità riduco la possibilità che il virus possa arrivare a determinare quadri polmonari delicati. Se non c’è difficoltà respiratoria, il cortisone va tolto. Se ci sono problemi polmonari importanti, invece, una dose di cortisone può essere d’aiuto».
C’è il caso di una signora che ha avuto il tremolio dopo aver effettuato il tampone. Come mai?
«Questo virus ha una grossa capacità di attivare le cellule che veicolano il sangue nel circolo e nei nervi della nostra periferia. Ci possono essere tremolii e fenomeni di vasodilatazione periferica. Non bisogna preoccuparsi. Fa parte del quadro legato all’evoluzione di questo virus».
Gli anziani che hanno pressione alta e problemi di cuore sono più esposti al virus?
«Non sono più esposti al contagio. Il distanziamento sociale protegge tutti. Certo, per l’età e per la situazione descritta, potrebbero avere qualche problema in più qualora dovessero contrarre la malattia. Ecco perché devono stare parecchio attenti: tenete duro».
Le mascherine con la valvole sono protettive?
«Sono fortemente protettive perché filtrano l’aria sia in ingresso sia in uscita».
Chi è guarito dal virus può considerarsi immune?
«Non conosciamo ancora la durevolezza dell’immunità. Sappiamo che questo virus lascia anticorpi neutralizzanti e non abbiamo ragione di dubitare che le persone esposte rispondano anche con la produzione di cellule specifiche».
Io faccio la vigilessa: per lavorare abbiamo a disposizione pochissime mascherine protettive che, peraltro, indossiamo per più giorni. Cosa mi consiglia di fare?
«La cosa più saggia, quando è possibile, è lavare le mascherine. In ogni caso lei è una di quelle persone che, durante l’attività lavorativa, non può rispettare appieno il distanziamento sociale: significa che, al minimo sintomo persistente associabile al virus, avrebbe tutte le ragioni per essere sottoposta al test».
Quindici giorni fa ho avuto la febbre a 39, che è andata via in un solo giorno. Da dicembre, invece, ho la tosse. Adesso sto bene, ma ho forti dolori alle gambe. È normale?
«La febbre è andata via presto, quindi non c’è da preoccuparsi minimamente. Ma, se lei dovesse notare qualsiasi segnale di peggioramento della tosse o difficoltà respiratorie, non esiti a fare ricorso ai nostri servizi territoriali. Con questa malattia, finché non arriva il vaccino, dobbiamo imparare a convivere: è meglio che persone come lei, prima di uscire dall’isolamento sociale, facciano il tampone togliendosi qualsiasi tipo di dubbio».
Chi ha contratto il virus ed è guarito può ancora contagiare?
«Quando ci sono due tamponi negativi, non possiamo escludere che a livello profondo, nelle secrezioni polmonari, la cosa duri ancora un po’ di più. Ecco perché consigliamo ancora prudenza».
Se in un condominio c’è un positivo, qual è il protocollo che devono seguire le persone che abitano nello stesso stabile?
«Se la persona affetta si attiene alla regola del distanziamento sociale, sta in una stanza arieggiata e utilizza un bagno da sola, non c’è nessun problema neanche per chi divide lo stesso domicilio».
Al supermercato in tanti non portano guanti o mascherina.
«Sarebbe ottimale che tutti li indossassero, ma c’è una cosa semplicissima che potete fare: se voi portate i dispositivi di protezione individuale, e ogni volta che tornate dal supermercato vi lavate le mani con una frequenza ossessiva, il problema non si pone anche se avete toccato superfici infette».
Le differenze nel tasso di mortalità a cosa sono legate?
«A vari fattori. Il primo è la longevità della popolazione. Un altro fattore potrebbe essere legato alla tempestività con cui è stato adottato il distanziamento sociale. La terza componente è la genetica di popolazione».
Quando si arriverà al vaccino?
«Spero e credo entro un anno. Nel frattempo l’efficienza dei nostri sistemi sanitari deve restare alta».
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