Parte dall’Abruzzo l’appello dei balneatori

28 Giugno 2018

No alla direttiva europea che impone gare per l’affidamento dei lidi: chiesto l’intervento del governo

PESCARA . Assicurare la continuità aziendale alle imprese balneari c insediate lungo le spiagge abruzzesi. È la richiesta del Sindacato italiano balneatori aderente alla Confcommercio che ieri una delegazione del Sib ieri ha rivolto al vice presidente della Regione, e assessore alle attività produttive, Giovanni Lolli, durante un incontro. La vicenda parte dall’entrata in vigore della direttiva Bolkestein, che prevede una gara europea per assegnare le concessioni balneari. Una norma osteggiata da sempre dalle imprese del settore, che hanno investito somme consistenti negli anni passati. Nel 2017 la Regione aveva approvato una legge che riconosceva la necessità di tutelare gli affidamenti già in essere, ma la legge è stata impugnata dal Governo precedente, e dichiarata incostituzionale, trattandosi di una norma di rango inferiore alla normativa europea. I rappresentanti del Sib chiedono a Lolli di farsi portavoce presso l’attuale Governo, affinché adotti una legge nazionale con gli stessi contenuti delle leggi approvate dalle varie Regioni interessate (l’Abruzzo è una delle tante), e che hanno tutte lo stesso obbiettivo: assicurare la sopravvivenza delle aziende che operano già sul demanio marittimo. L’incontro di ieri segue quello della settimana scorsa con Marco Scajola, assessore regionale della Liguria e coordinatore della Commissione demanio alla Conferenza delle Regioni. Hanno partecipato Riccardo Padovano Lacchè, presidente Sib Abruzzo, Domenico Venditti, presidente Sib Molise, Claudio Pini, coordinatore Sib Marche e Franco Danelli, presidente Confcommercio Pescara. «Abbiamo ringraziato l’assessore Lolli per l’impegno profuso dalla Regione Abruzzo nella difesa della balneazione attrezzata», ha detto Antonio Capacchione, presidente nazionale del Sib, « anche sulla base dei gravi rischi derivanti da una eventuale applicazione della direttiva Bolkestein. Sta di fatto che fino a oggi il Governo nazionale, se da un lato ha impugnato tutte le leggi regionali, dall’altro non ha effettuato il riordino della materia. Questa problematica, che nel nostro Paese coinvolge 30.000 imprese balneari e 100.000 addetti diretti, non è più differibile. Il Governo e il Parlamento nazionale, pertanto, devono intervenire al più presto a tutela di una comparto del turismo nazionale che attira ogni anno sulle nostre spiagge milioni di turisti da tutto il mondo. (l.c.)