Pastori beffati, lana a 10 centesimi

22 Maggio 2020

Il tracollo di un intero settore denunciato dal vicesindaco-allevatore di Pescina

PESCINA . C’è un settore dimenticato, lasciato in balìa della crisi da coronavirus. È quello della zootecnica che, tra marzo e aprile, ha perso dal 40 al 50 per cento del fatturato. Migliaia di agnelli rimasti invenduti e la lana delle pecore che non vale più niente. Persino la merinos, la più pregiata, in questo periodo viene venduta da 10 a 20 centesimi al chilo.
Cinquecento capi ovini fruttano al massimo 200 euro, ma per tosarli se ne spendono almeno 1.300. Il grido d’allarme è dei pastori abruzzesi che chiedono alle istituzioni locali, Regione ed enti camerali, «attenzione e provvedimenti a sostegno del comparto».
STALLE PIENE. Il vicesindaco di Pescina, Tiziano Iulianella, è anche un allevatore. È lui a raccontare quanto accaduto negli ultimi due mesi.
«Le aziende zootecniche stanno subendo un contraccolpo durissimo, con migliaia di agnelli rimasti invenduti, in uno dei periodi più proficui per il mercato, quello delle festività pasquali», spiega Iulianella, «gli ovini sono stati acquistati a 5 euro a peso morto, senza testa, né corata, quando in tempi normali il prezzo superava gli 8 euro al chilogrammo. Le stalle sono piene di capi invenduti, con il costo del foraggio che, di contro, è arrivato alle stelle, sfiorando i 17 euro a quintale, ma si stima che in inverno salirà a 30 euro». Rese scarse e spese eccessive. Per le aziende zootecniche abruzzesi, la situazione è insostenibile. «Per 500 capi di bestiame», incalza Iulianella, «serve un approvvigionamento di almeno tre quintali di fieno al giorno. Il settore rischia il tracollo, senza sostegni e sovvenzioni che possano tamponare le perdite economiche. I pastori abruzzesi sono ancora in attesa dei contributi regionali del 2016».
LANA COME SCARTO. La lana, persino quella pregiata, non vale più niente. Basta fare qualche conto. «La tosatura delle pecore ha un costo di 2 euro e 50 centesimi a capo», sottolinea Iulianella, «ma la lana ha perso totalmente il prezzo di mercato e, adesso, viene venduta dai 10 ai 20 centesimi al chilo. Cifre irrisorie che non coprono nemmeno il costo della tosatura, molto più alto». Di qui, l’appello alla Regione «ad avviare misure specifiche a sostegno del comparto zootecnico, che necessita di incentivi e sburocratizzazione delle procedure».
«Tutti si riempiono la bocca di sostegno alle imprese locali», evidenzia Giulio Petronio, allevatore di Castel del Monte, «ma nella sostanza si sta facendo ben poco per i pastori, che rappresentano un presidio sociale ed economico, soprattutto delle zone dell’Abruzzo interno. Anche i contributi dell’Agea, l’Agenzia generale europea per l’agricoltura, necessari per il sostentamento delle aziende, arrivano in ritardo: il 2019 non è ancora stato saldato, di questo passo moltissime aziende chiuderanno».
AZIENDE A RISCHIO. «Nella mia impresa ho 400 agnelli ancora da vendere», afferma Petronio, uno dei pastori dell’aquilano protagonisti della storica Rassegna ovini di Campo Imperatore, che nel 2019 ha compiuto sessant’anni, «anche il latte viene pagato molto meno, come la lana che ormai non vale più niente». La conta dei danni lascerà sul lastrico centinaia di società zootecniche, avverte Petronio.
«Abbiamo operai da pagare, che non possiamo mettere in cassa integrazione perché devono portare avanti il lavoro nelle stalle», sottolinea, «ma il fatturato continua a scendere. Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni, senza alcun sostegno che possa accompagnarci in questa difficile fase».
LEGGE AD HOC. Una legge regionale ad hoc, incentivi per gli allevatori, sgravi fiscali e contributi mirati: sono le proposte che arrivano dai pastori abruzzesi. «Siamo stati abbandonati da tutti», incalza Petronio, «dalla Regione e dal sistema camerale, che non ha attivato alcuna iniziativa. Alla Camera di commercio, in 40 anni di attività, ho versato migliaia di euro di contributi. Come me gli altri allevatori, ma invece di ricevere sostegno, siamo stati ignorati». Petronio chiede dov’è la promozione del territorio e che fine abbia fatto la tutela di una categoria su cui, per secoli, si è basata l’economia dell’Abruzzo interno. I dati forniti sono emblematici. Le perdite sfiorano il 40-50% del fatturato annuo. «Senza un aiuto per affrontare le spese di gestione delle aziende, non saremo in grado di portare avanti le attività, né di affrontare l’invernata», concludono i pastori che mettono in evidenza anche i gravi ritardi nell’erogazione dei contributi europei, che sono vitali per la sopravvivenza degli allevatori».
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