Paura della quarantena: è caccia ai disinfettanti

C’è chi si prepara il detergente a casa e chi decide di non baciare più nessuno
PESCARA. Ormai si ricorre al disinfettante preparato in casa: acqua, alcool e glicerina liquida, perché sugli scaffali dei supermercati sono introvabili amuchina, acqua ossigenata, gel detergenti, detersivi igienizzanti. L’assalto dei consumatori è anche per le scorte alimentari: farina, biscotti, scatolame, cartoni di acqua, zucchero, tonno, legumi. È c’è anche chi decide di non baciare più nessuno.
CARRELLI STRAPIENI Il panico da Coronavirus, di cui si parla ovunque, per strada, nei bar, nelle case, si è mescolato, in questi giorni, alla tradizionale spesa per preparare i dolci di Carnevale con un aumento esponenziale dell’acquisto di farine di tutti i tipi, ma le commesse dei supermercati giurano: «Da tempo non vedevamo carrelli così pieni. È la paura di rimanere prigionieri in casa per una eventuale esplosione di contagi anche nella nostra regione, che sta spingendo le persone a fare scorte di detersivi e alimenti». Ieri la situazione è «tornata alla normalità», mentre lunedì i negozi sono stati presi d’assalto anche grazie alle notizie allarmanti di nuovi morti e contagi che si stanno estendendo a macchia d’olio anche al Sud.
GLICERINA A RUBA Valentina De Donatis, farmacista di Auchan aeroporto, annota: «In 3 ore sabato abbiamo venduto 50 pezzi di gel detergente, mentre l’amuchina è terminata da due settimane. I clienti si giustificano: il gel l’ho sempre comprato, faccio scorte ma non per il virus. Abbiamo anche terminato Lysoform, Cytrosil, acqua ossigenata, alcool. In queste ore sta andando a ruba la glicerina liquida per preparare in casa il disinfettante fai da te con le dosi che girano sui social. Finite pure le mascherine, cinque pezzi a 1 euro e 95. C’è un allarmismo quasi incontrollabile».
SCAFFALI VUOTI Confermano Daniela Scurti, caporeparto nello stesso iper, Simona Colantonio all’accoglienza e Alessandra Pacitti, scaffalista che esibiscono un cartello in cui viene spiegato che i prodotti sono finiti: «L’amuchina è irreperibile, noi stesse abbiamo fatto incetta di disinfettanti per pulire i banconi. Siamo rimasti con gli scaffali vuoti, ma in due giorni arrivano i rifornimenti». Dalla stessa catena, la cassiera Kerjla, rivela: «I clienti comprano i disinfettanti per farli portare ai figli a scuola. Da tempo non vedevamo carrelli così pieni come in questi giorni».
Scorte «raddoppiate» anche nelle piccole botteghe a conduzione familiare come quella di Miranda e Alfonso Baldassarre, da 50 anni in piazza Muzii: «La gente compra disinfettanti di tutti i generi, salviette detergenti, sapone antibatterico. Ma noi, che ci stiamo informando attraverso la stampa, cerchiamo di tranquillizzare chi ha paura. I clienti sono preoccupati per figli e nipoti che lavorano a Milano e altri non portano neppure più i bimbi al parco in piazza a festeggiare il Carnevale».
LE MASCHERINE In una piazza Salotto ricoperta di coriandoli, ieri mattina, c’era il piccolo Tommaso vestito da draghetto verde. Suo papà, Giovanni Pompei, annota che «quest’anno c’è poca gente in strada, lo scorso anno non si poteva neppure camminare tanta era la folla. È una psicosi demenziale, si sta esagerando. Assurdo anche pensare di giocare le partite di calcio a porte chiuse. Le persone mettono la mascherina pure per andare a passeggiare col cane». E c’è chi è alla ricerca disperata di una mascherina, come Vittoria Luciani, 29 anni, pescarese, col sogno di diventare aiuto regista di Paolo Sorrentino: «Cerco una mascherina da indossare in aereo per mia sorella che deve andare a Santo Domingo. Non si trova da nessuna parte, dovrò ricorrere all’aiuto di amici dentisti», scherza la ragazza mentre fa spesa in un market di via Nicola Fabrizi, «intanto io, per ora, ho rimandato un viaggio a Milano e nel frattempo evito persino di baciare le persone».
AMUCHINA CERCASI Corsa disperata ai disinfettanti anche per Katia, impiegata amministrativa di Pescara, che da un alimentari di zona Capacchietti lancia un appello: «Mi dite dove posso trovare l’amuchina? L’ho cercata nei paesi del circondario, non si trova. Non bisogna sottovalutare il rischio, ma anche l’influenza miete vittime e le persone morte erano anziane con altre patologie».
Esce con la spesa anche Marina Rischitelli, di Spoltore, che invita alla calma: «La paura è comprensibile, ma va in panico chi non è informato, così facendo si alimenta il business di gel e mascherina. Il terrore del contagio svuota i supermercati, ma chi protegge i commessi alla cassa? Quelli sì che dovrebbero essere dotati di mascherine essendo a contatto con il pubblico».
CHIUSI IN CASA Da un supermercato di via del Circuito, le massaie Luciana e Nella, cercano di non farsi prendere dal panico: «La paura c’è è inevitabile, i governi sono in ritardo su tutto e cresce l’attesa per i vaccini, pur essendo consapevoli che ci vorranno mesi per crearli. Ma in questi tempi assistiamo persino al riacutizzarsi di malattie che sembravano sparite come la scabbia, che dobbiamo fare? Chiuderci in casa e non uscire più neppure a fare la spesa? Mascherine, no. Se necessario, mettiamo un foulard davanti la bocca. Piena solidarietà al personale sanitario che rischia la vita per salvare la nostra e alla comunità cinese, popolo silente e laborioso ora bersagliato dalle critiche». Franca Buccigrossi, di Sambuceto, riempie il cestello di pasta che preleva da scaffali semivuoti in un supermercato della Tiburtina e riflette: «Ne ho passate tante nella mia vita, non ho paura del Coronavirus».
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