Pavone, confronto con i fucili sequestrati
PESCARA. Si va verso il confronto tra i due fucili sequestrati nell’ambito dell’inchiesta per il tentato omicidio di Carlo Pavone e la polvere da sparo trovata sugli indumenti di Vincenzo Gagliardi,...
PESCARA. Si va verso il confronto tra i due fucili sequestrati nell’ambito dell’inchiesta per il tentato omicidio di Carlo Pavone e la polvere da sparo trovata sugli indumenti di Vincenzo Gagliardi, l’impiegato delle Poste arrestato il 28 maggio con l’accusa di aver sparato all’ingegnere informatico. I due fucili Flobert calibro 9 sono stati sequestrati al papà di Gagliardi, anche lui residente a Chieti, e a un vicino di casa dell’impiegato delle Poste. Ambedue le armi sono regolarmente detenute.
I fucili sono stati portati via dai carabinieri perché dello stesso modello e calibro di quello che ha sparato a Pavone ma saranno gli accertamenti a dire se uno dei due ha effettivamente sparato oppure se le due armi non c’entrano nulla con l’agguato all’ingegnere informatico di 42 anni.
Le armi sono state inviate al Reparto investigazioni scientifiche (Ris) dei carabinieri il cui compito sarà quello di vedere se ci sono residui di polvere da sparo in modo da confrontarla, poi, con quella trovata sugli indumenti dell’uomo arrestato. Gagliardi si trova ancora in carcere con l’accusa di aver sparato il 30 ottobre 2013 all’ingegnere informatico sceso in strada in via De Gasperi a Montesilvano per gettare la spazzatura. Da quel giorno l’ingegnere di 42 anni, sposato e con due figli piccoli, si trova in coma e dopo il ricovero nell’ospedale di Pescara è stato trasferito in un istituto marchigiano. (p. au.)
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