Pavone sotto i ferri per nove ore

21 Ottobre 2014

All’ingegnere vittima d’agguato impiantato un osso spedito dagli Stati Uniti

PESCARA. E’ durata nove ore l’operazione a Carlo Pavone, l’ingegnere informatico di Montesilvano raggiunto da un colpo di fucile alla testa il 30 ottobre 2013 in via De Gasperi a Montesilvano. Ieri mattina alle 8.30 Pavone è entrato nella sala operatoria del reparto di Neurochirurgia dove i medici l’hanno sottoposto a un lunghissimo intervento durato nove ore. Intorno alle 17.30, Pavone ha infatti lasciato la sala operatoria ed è tornato nel reparto di Rianimazione. L’operazione sarebbe andata bene, i medici hanno applicato una protesi all’uomo, un osso arrivato nelle scorse settimane dagli Stati Uniti. I medici hanno poi applicato all’uomo una valvola interna che gli consentirà di non stare attaccato a tante macchine. L’intervento di ieri è stato una sorta di passaggio obbligato per cercare di alleviare il percorso difficile dell’uomo che si trova in coma dalla notte in cui, scendendo a gettare la spazzatura, è stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco. Un’operazione molto delicata a causa delle difficili condizioni dell’ingegnere e molto lunga ma che avrebbe avuto un esito positivo. Ad attendere in ospedale l’esito dell’operazione c’erano i familiari dell’uomo, la sorella Adele Pavone che dal 30 ottobre dello scorso anno si divide tra la sua quotidianità e l’ospedale per assistere il fratello. Da ieri, così, l’ingegnere è tornato in Rianimazione mentre va avanti la vicenda giudiziaria che ruota attorno al tentato omicidio del 42enne di Montesilvano, papà di due figli e marito di Raffaella D’Este.

Per quello che inizialmente era sembrato un enigma, il giallo di via De Gasperi a Montesilvano, il 28 maggio è finito in carcere Vincenzo Gagliardi, il dipendente delle Poste di via Volta accusato di aver sparato all’ingegnere perché considerato un rivale.

Il gip, nell’ordinanza di custodia cautelare, aveva individuato nella pista passionale il movente che avrebbe spinto il dipendente delle Poste a sparare a Pavone perché Gagliardi era l’amante di D’Este, la moglie dell’ingegnere. Da allora però, l’uomo si è chiuso nel suo silenzio, ha ammesso di aver intrattenuto una storia d’amore con D’Este negando però, con fermezza, di aver sparato a Pavone. Per il pm Anna Rita Mantini, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, ci sarebbe «l’evidenza» della prova, motivo per cui il pm ha chiesto il giudizio immediato per Gagliardi.

Tra le prove raccolte, a cui replicherà la difesa, c’è in particolare la polvere da sparo trovata sui vestiti. Poi, secondo la versione dell’accusa, Gagliardi non sarebbe stato in grado di fornire un alibi e avrebbe cercato spesso notizie su internet sui fucili. Sono questi gli elementi alla base della richiesta del pm che dovrà essere accolta dal giudice per le indagini preliminari. Nel frattempo, in tutti questi mesi, Gagliardi si è professato innocente. (p. au.)

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