Paziente morta dopo i ricoveri, ora il giudice riapre il caso

Dagli accessi agli atti delle figlie è emerso il crollo delle piastrine in un lasso brevissimo di tempo. E il gip incarica un altro consulente per capire se ci sia un nesso causale con il decesso della donna
PESCARA. Per il pm Paolo Pompa quell’inchiesta per la morte di una paziente ricoverata all’ospedale civile di Pescara non aveva nessun responsabile per cui, dopo aver aperto il fascicolo contro ignoti e disposto una perizia medico-legale, ha deciso di chiedere l’archiviazione. Ma la ferma opposizione delle due figlie della donna deceduta (che si sono affidate agli avvocati Giancarlo D'Angelo e Irene D'Alberto), accolta dal gip Francesco Marino, fa riaprire il caso. Per il giudice le indagini devono proseguire e per avere delle risposte adeguate invita la procura a eseguire un ulteriore approfondimento, affidando al magistrato i due quesiti da lui posti per fare chiarezza su questa vicenda di presunta malasanità. Il giudice vuole sapere se la «grave piastrinopenia della vittima sia in rapporto causale (o concausale) con il decesso della paziente; in caso di risposta positiva al primo quesito, se tale patologia sia stata adeguatamente fronteggiata nel caso concreto nel corso dei precedenti o nell’ultimo ricovero della donna, anche tenuto conto delle altre patologie sofferte dalla paziente».
Le figlie avevano presentato una denuncia ai carabinieri del Nas per conoscere se ci fossero profili di negligenza e imperizia a carico dei sanitari coinvolti nella vicenda. Il pm nominò anche un suo consulente, così come ha poi fatto anche la parte offesa. La vittima nell'ottobre del 2024 era stata ricoverata in ematologia a Pescara. Il 9 novembre veniva poi ricoverata in day hospital all’ospedale di Popoli per visita ed esami pre operatori per un successivo intervento. A seguito dell’intervento avvenuto il 18 dicembre 2024 si registrava un evidente calo delle piastrine (calo già riscontrato prima dell'intervento); il 24 dicembre la paziente veniva dimessa da Popoli e rimandata in day hospital a ematologia a Pescara. Il problema delle piastrine persisteva e il 2 gennaio del 2025, dopo l'ennesima visita, la donna veniva sottoposta a trasfusione di sangue e rispedita a casa con l’invito a tornare in ospedale il 7 gennaio successivo, quando si procedeva a una nuova trasfusione con conseguenti dimissioni.
Altro ricovero il 10 gennaio con il problema delle piastrine che peggiorava drasticamente; il 14 gennaio la donna veniva ricoverata in rianimazione a seguito di un arresto cardiaco che fortunatamente superava. Il decesso della paziente avveniva invece il 22 gennaio 2025. E, sulla base della consulenza depositata dal suo esperto, il pm chiedeva l'archiviazione del caso. «Non si rilevano comportamenti censurabili nei confronti dei medici e del personale di assistenza che ebbero in cura la signora durante gli accessi di day hospital a Pescara e Popoli e durante la permanenza nel reparto di rianimazione di Pescara», in sintesi, le motivazioni del consulente del pm. Ma i familiari sono andati oltre, chiedendo accesso agli atti e acquisendo una corposa documentazione medica (dove si parla anche di documenti sanitari non acquisiti dal consulente del pm e soprattutto del crollo inarrestabile delle piastrine in un lasso di tempo breve che a parere dei familiari sarebbe stato rilevato, ma non ricollegato alla morte) finita sul tavolo del gip Marino che, al termine della discussione nell’udienza di opposizione all'archiviazione, ha deciso per un supplemento di indagini medico-legali.
«Nell’atto di opposizione», scrive il gip, «viene sostanzialmente lamentato che, pur rilevandosi una grave piastrinopenia, non sarebbero stati adottati accorgimenti terapeutici sufficienti a fronteggiare tale pericolosa situazione. Ora va rilevato che il consulente del Pm non si è espresso sulla incidenza causale della piastrinopenia con riferimento al decesso della paziente, nemmeno per escluderla tra le possibili cause dell’evento mortale. È evidente che l’accertamento di tale condizione patologica sull’evento morte è dirimente per la valutazione delle eventuali responsabilità dei sanitari che ebbero in cura la vittima». E il pm gioca d’anticipo e chiede al gip un incidente probatorio per nominare un consulente terzo.
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