Pd, lite per il telecomando tra Diodati e Pagnanelli

1 Settembre 2017

Il presidente del consiglio comunale chiede indietro il dispositivo di accesso al parcheggio comunale. L’ex assessore: «Vergognati, mi aspettavo solidarietà» 

PESCARA. L’ultimo atto della lotta intestina all’interno del Partito democratico si consuma su Facebook, lontano dalle dichiarazioni di stima ufficiali e dai “no comment” di rito. Fuori dai discorsi in politichese e dalle bordate che pure sono arrivate nel corso di una conferenza stampa liberatoria, all’indomani del terzo rimpasto della giunta Alessandrini, c’è una questione piccola piccola sulla quale si sono scatenati i commenti e le invettive a mezzo social di due protagonisti della scena politica cittadina.
Da un lato, Giuliano Diodati, l’ex assessore al Bilancio e allo Sport sacrificato dal suo stesso partito per suggellare la pace tra il sindaco e la lista Teodoro.
Dall’altro, il presidente del consiglio comunale Francesco Pagnanelli. L’oggetto del contendere è il telecomando del parcheggio riservato ad assessori e consiglieri comunali durante l’arco dell’amministrazione, richiesto indietro dopo le dimissioni forzate. A raccontarlo è lo stesso Diodati sulla sua pagina Facebook: «Questa mattina, ho ricevuto un sms dal presidente del consiglio Pagnanelli. Ho pensato che mi inviasse un sms di solidarietà come tanti hanno fatto, riconoscendomi il ruolo e il lavoro svolto in questi tre anni. Ruolo che mi era stato conferito dal sindaco sulla base dei risultati elettorali e del mio trascorso politico. Mi sbagliavo. Era per richiedermi indietro il telecomando di accesso al parcheggio del Comune di cui gli assessori sono dotati. Grande sensibilità da parte di Pagnanelli». Il post dopo poche ore ha ricevuto oltre cento “like” ed è rimbalzato sulle bacheche di tantissimi amici e attivisti di centrosinistra, raccogliendo commenti a metà tra la solidarietà e lo sberleffo.
Passa un’oretta e arriva la replica pungente di Pagnanelli: «La mia solidarietà te l'ho espressa in precedenza ed è comunque una cosa che riguarda i rapporti personali. Il mio dovere di presidente del consiglio comunale è tuttavia quello di controllare il regolare funzionamento dell'organo e degli uffici. Sono stato costretto, mio malgrado, a richiederti il telecomando per le vie brevi in quanto le richieste formali della segreteria generale e degli uffici comunali al tuo indirizzo sono rimaste inevase e me ne rammarico».
Tra i «capisco il tuo momento di amarezza» e la sottolineatura della «polemica frutto di un momento di nervosismo», tuttavia Pagnanelli non le manda a dire e aggiunge: «Dato che parli di sensibilità, non mi pare di ricordare una tua manifestazione in tal senso nei miei confronti quando nel lontano giugno 2014, con una forzatura legata solo a logiche di correnti, pretendesti (in barba alla volontà degli elettori) quel posto di assessore che competeva a me in virtù dei maggiori voti conseguiti. Ma alla luce dei fatti per me è stato meglio così, la storia ha fatto il suo corso e le forzature iniziali hanno dato i loro risultati, per te purtroppo infausti». Tra un «vergognati» di Diodati e uno «smentiscimi se hai gli argomenti» di Pagnanelli, il polverone via social spinge a intervenire persino l’ex assessore Sandra Santavenere in difesa di Diodati e l’assessore regionale Donato Di Matteo per precisare, ciascuno, la propria posizione politica. Colpi di coda di una telenovela estiva il cui finale è ancora tutto da scrivere.
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