«Penne, tagli sospesi per tre anni»

La proposta del deputato Castricone: pronto a difendere il presidio
PENNE. Visita all’ospedale San Massimo di Penne del deputato Pd Antonio Castricone. Nei giorni scorsi, Castricone ha ottenuto alla Camera dei deputati un grande risultato per l’ospedale di Popoli con l’approvazione di un emendamento che permetterà di non subire nessuna rimodulazione per i prossimi tre anni grazie alla sospensione del decreto Lorenzin. E il deputato si è detto fiducioso anche per il futuro dell’ospedale di Penne: «Credo che la sospensione applicata aPopoli possa essere estesa anche Penne. Nelle prossime settimane incontrerò l’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, per capire come fare. Di certo ritengo corretta l’individuazione dell’ospedale di Penne quale area disagiata, ma le funzionalità importanti devono continuare a rimanere per dare le giuste risposte e sicurezze agli utenti del territorio. Farò di tutto affinché l’area chirurgica del San Massimo rimanga immutata e non subisca ridimensionamenti che metterebbero a rischio un importante servizio per il territorio vestino». Castricone ha parlato anche della ristrutturazione del San Massimo: «Ho notato la necessità di un restyling importante. Sono contento che finalmente l’ospedale di Penne può anche contare sulla nuova Tac, per il cui acquisto anni fa mi sono fortemente battuto». La promessa di Castricone è una buona notizia, ma non basta. Gli utenti dell’area vestina attendono che i lavori per la ristrutturazione del San Massimo, per un importo di 12,5 milioni di euro, siano avviati quanto prima e che la scure della rimodulazione sanitaria prevista dalla Regione Abruzzo sia meno violenta rispetto a quanto inizialmente prevista. Nel caso dovesse essere applicata alla lettera la riorganizzazione sanitaria studiata per il presidio pennese, i posti letto da 85 passerebbero a 34. Con un’area medica da 30 posti e un’area chirurgica con solo 4 posti a disposizione. Veramente troppo poco per un territorio, quello vestino, già penalizzato da una viabilità malandata e obsoleta che, di fatto, non agevolano le operazioni di soccorso in caso di gravi emergenze.
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