«Pensionato accompagnato in ascensore»

L’anziano morto nel palazzo di Montesilvano, il testimone ascoltato in tribunale sconfessa l’indagata
PESCARA. Restano lontane le due versioni sul caso del pensionato trovato morto nell’ascensore di un palazzo a Montesilvano. Anche dopo l’incidente probatorio di ieri mattina in tribunale. Nell’aula 9, da una parte l’unica indagata, Happy Ayegbeni, 33 anni, ambulante nigeriana, arrestata con l’accusa di omicidio preterintenzionale, e dall’altra il solo testimone, un ragazzo nigeriano, clandestino, suo coinquilino nella casa di via Cerrano. Durante l’incidente probatorio, la donna non ha potuto parlare: l’unico a farlo è stato il testimone che ha raccontato la sua versione di quanto accaduto il 6 settembre scorso, ripercorrendo gli istanti che hanno preceduto la morte di Donato Pangiarella, 74 anni, originario di Spoltore, ex dirigente di una squadra di calcio, trovato senza vita nell’ascensore del condominio. Il ragazzo condivideva la casa con Ayegbeni: ha detto ai carabinieri e ieri l’ha confermato di aver sentito un urlo e di essere andato a vedere cosa stava succedendo nel bagno chiuso a chiave. Ha raccontato di aver aiutato la sua inquilina a mettere Pangiarella nell’ascensore. Mentre la donna, arrestata dai carabinieri del Nucleo investigativo diretti da Eugenio Stangarone e coordinati dal pm Giampiero Di Florio, ha sempre detto che lei e Pangiarella si sarebbero incontrati in un supermercato di Montesilvano e l’uomo si sarebbe offerto di aiutarla a portare l’acqua a casa. Una volta saliti nell’appartamento al quarto piano, sempre secondo l’interrogatorio della nigeriana, Pangiarella avrebbe cercato di avere un rapporto con lei che, per difesa, l’avrebbe respinto spingendolo. Pangiarella sarebbe caduto sbattendo la testa contro la vasca da bagno – come poi è emerso dall’autopsia – ma si sarebbe rialzato e barcollante avrebbe raggiunto l’ascensore dove poi è stato trovato morto. Il decesso sarebbe avvenuto, secondo l’autopsia effettuata dal medico legale, per infarto. Questa la versione che la donna ha dato agli inquirenti che, però, non l’hanno accolta lasciandola in carcere. Ora, il nuovo avvocato della donna, Simone Matraxia di Ascoli, ha presentato istanza di scarcerazioneal tribunale del Riesame: decisione attesa tra almeno 15 giorni.
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