Pensioni, la riforma sarà col contributivo: ecco chi può andarci

25 Maggio 2022

L’orientamento del Governo è garantire flessibilità di uscita Più lavoro per le donne, le categorie svantaggiate e i giovani

La Riforma delle pensioni 2022-2023 si baserà sul sistema contributivo. Dopo le prime formule di pensione anticipata introdotte con la legge di Bilancio in sostituzione di Quota 100, Quota 102, proroga di Opzione Donna, Ape Sociale, scivolo della pensione a 62 anni per i dipendenti di imprese in crisi, la volontà del Governo è arrivare ad una riforma delle pensioni che affondi le basi sul sistema contributivo. E garantire la flessibilità di uscita dal mondo del lavoro, mantenendo attiva l’opzione agevolata riservata alle donne e alle categorie svantaggiate, con un'uscita graduale dal ciclo produttivo. La Riforma dovrà essere attuata entro l’anno.
In cima alla lista delle priorità ci sono anche i giovani: l’esigenza è di assicurare un inserimento lavorativo stabile. Da ripensare anche temi legati al reddito dei pensionati, 14esima, rivalutazione degli assegni e pensione complementare. Molte le ipotesi sul tavolo di discussione in vista del cambiamento del sistema previdenziale dal 1º gennaio 2023. Vediamo le principali.
QUOTA 41
Avanzata dai sindacati, la proposta prevede la pensione anticipata con 41 anni di contributi, senza calcolo dell’assegno, che resta con sistema misto o retributivo. Per la Pensione Precoci, attualmente ci vogliono 42 anni e dieci mesi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi per le donne. I sindacati vorrebbero una Quota 41 per tutti senza limiti di età e di categoria, mentre il Governo potrebbe cedere soltanto per un eventuale compromesso, aprendosi, ad esempio, alle categorie di lavoratori addetti alle mansioni gravose. I precoci, lavoratori che prima dei 19 anni hanno lavorato per almeno 12 mesi effettivi anche non continuativi, maturando l’anzianità contributiva necessaria al 31 dicembre 1995, possono ricorrere a Quota 41 per ottenere particolari agevolazioni in termini di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, in caso di condizioni lavorative ed economiche disagiate. Possono accedere all'agevolazione a prescindere dall’età anagrafica, a patto di rientrare in una delle categorie che hanno diritto all'Ape Sociale. L’assegno spettante attualmente viene calcolato con il sistema misto. Il blocco degli scatti legati all’aspettativa di vita per questa platea di lavoratori è previsto fino al 2026.
RICALCOLO CONTRIBUTIVO
Prevede la pensione a 64 anni e rappresenta la proposta principale tra quelle avanzate dal Governo, simile per caratteristiche ad Opzione Donna: i lavoratori possono andare in pensione anticipata rinunciando alla quota maturata con sistema retributivo, con un intero ricalcolo contributivo della pensione.
Ci sono anche due sotto-proposte: pensione a 64 anni di età con assegno previdenziale maturato pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale e pensione a 64 anni di età e 36 anni di contributi, senza limiti sul valore dell’assegno. Il compromesso potrebbe essere la pensione a 64 anni di età con penalizzazione dell’assegno, ma deroghe per soggetti e categorie più deboli. L’uscita anticipata a 64 anni, in quest'ultimo caso, prevede una decurtazione dell'assegno per ogni anno di anticipo rispetto all’età per la pensione di vecchiaia fino al raggiungimento dei 67 anni di età.
ANTICIPO QUOTA
CONTRIBUTIVA
Si tratta di un meccanismo proposto dall’Inps per accedere prima alla sola quota contributiva della pensione, ad esempio a 63 anni di età con almeno 20 anni di contributi ed un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale. Al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia si prenderebbe anche la quota retributiva della pensione maturata.
La differenza sostanziale sarebbe la quota di assegno che arriverebbe in tasca ai pensionati e il metodo di calcolo applicato: in pratica, si tratterebbe di un anticipo di pensione della sola quota contributiva maturata dal lavoratore.
L’eventuale parte retributiva, sempre che sia stata maturata, sarebbe invece liquidata successivamente, al momento del raggiungimento del requisito pieno per la pensione di vecchiaia, dunque tre-quattro anni dopo, una volta compiuti i 67 anni. La prestazione sarebbe cumulabile con un minimo di redditi da lavoro dipendente e autonomo. L’Ape Contributiva sarebbe, invece, incompatibile con trattamenti pensionistici diretti o sussidi per il sostegno al reddito, compreso il Reddito di cittadinanza, l’Ape Sociale e la pensione commercianti con indennizzo per cessazione attività e rottamazione della licenza.
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