Pensioni part-time, ecco come funziona

Obiettivo della riforma: incrementare la staffetta generazionale all'interno delle aziende
In Italia potrebbe arrivare la pensione part-time, sul modello sperimentato in Scandinavia. La novità dovrebbe essere contenuta nel "pacchetto pensioni per i giovani", nel tentativo di incrementare la staffetta generazionale all'interno delle aziende: far uscire in anticipo chi è prossimo alla pensione e assumere under 35. In sostanza, si tratta di un sistema misto: un po’ pensione, un po’ lavoro, con una progressiva riduzione dell’orario di lavoro, fino al raggiungimento dell'età pensionabile. L'accompagnamento graduale verso la pensione è allo studio del governo Meloni che vorrebbe ridurre l’orario di lavoro, fino ad arrivare ad un dimezzamento, a chi sta per raggiungere il traguardo della pensione in un orizzonte temporale di due-tre anni. Il dipendente riceverebbe, così, metà stipendio e metà pensione, mentre i contributi continuerebbero a essere versati interamente, in modo da arrivare a 67 anni, termine previsto per la pensione ordinaria dalla legge Fornero, con la pensione piena. Questo tipo di prepensionamento evita i ricalcoli e le decurtazioni dell’assegno previste da Quota 103 e da Opzione donna. Il problema di proporre una tale sperimentazione in Italia è data dal fatto che il tessuto economico italiano è dato soprattutto da piccole imprese, che hanno più difficoltà a gestire la flessibilità nei turni di lavoro. In Svezia, i dipendenti pubblici, per ottenere una pensione parziale, devono continuare a lavorare almeno il 50% delle ore regolari e a tempo pieno previste dal loro contratto. Per quanto riguarda le altre opzioni al vaglio del governo italiano, si va verso la riconferma di Quota 103, la soluzione provvisoria introdotta dal governo Draghi che prevede il prepensionamento con 41 anni di contributi e 62 anni di età. Non è neppure esclusa l’ipotesi di una stabilizzazione di questa misura in via definitiva, anche se nel report della Ragioneria dello Stato si legge che "l’introduzione in via permanente di Quota 103 produrrebbe una maggior incidenza della spesa in rapporto al Pil valutabile in 8,4 punti percentuali rispetto ai risultati della legislazione vigente". In soldoni: 6 miliardi da qui al 2040. Niente da fare, invece, per l’opzione Quota 41, che prevede il pensionamento con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età, ma con l’assegno calcolato con il metodo contributivo che significa, rispetto alle altre pensioni, pensioni più basse anche del 20-30% rispetto alla quota media. Secondo le stime della Ragioneria di Stato estendere a tutti la possibilità di ricorrere a Quota 41 comporterebbe un costo di 5 miliardi di euro all’anno, con picchi che raggiungerebbero anche i 9 miliardi: cifre troppo alte, che rischiano di compromettere la stabilità del sistema pensionistico italiano.
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