Perquisiti tre giovani ultrà Sequestrati abiti e scarpe

Blitz della Digos a casa dei sospettati del rogo. È caccia agli altri due complici
PESCARA. Cercare conferme ai sospetti. Incastrare con elementi sempre più concreti i presunti responsabili dell'attentato a casa del patron della Pescara Calcio, Daniele Sebastiani. Questo l'obiettivo delle perquisizioni che il personale della Digos ha effettuato ieri mattina a casa di tre giovani tifosi che vivono tra Pescara, Montesilvano e in un paese dell'area vestina. Hanno 20, 22 e 27 anni e sono tutti indagati per incendio.
Sarebbero stati loro, con altre due giovani, ad agire nella notte tra il 6 e 7 febbraio, quando la Jeep Suv di Sebastiani è stata distrutta dalle fiamme e una Smart è rimasta danneggiata. Per acquisire materiale utile alle indagini la polizia ha raggiunto alle 6 del mattino le abitazioni dei tre, gli unici identificati con certezza fino a questo momento, e ha avviato i controlli che hanno portato al sequestro, tra l'altro, di giubbini, scarpe e pantaloni che la Scientifica dovrà analizzare e comparare con le immagini riprese quella notte dalle telecamere.
Che i giovani fossero cinque è certo, per gli investigatori, perché il gruppetto è stato ripreso dalle telecamere di casa Sebastiani sia all'arrivo sia durante la fuga. In quei minuti, tra il momento in cui i tifosi raggiungono l'obiettivo e quello in cui si allontanano rapidamente, nelle registrazioni si notano due bagliori, effetto delle fiamme che hanno interessato le auto e fatto esplodere i pneumatici. I giovani sapevano di poter essere filmati e per questo si sono preoccupati di coprirsi il volto tirando su i cappucci di giubbini e felpe, man mano che si avvicinavano all'abitazione da colpire. Ma il loro passaggio è stato comunque registrato.
I fotogrammi, insieme a quelli catturati dalle altre telecamere della zona, è stato attentamente studiato dal personale della Digos, coordinato da Leila Di Giulio, che si sta occupando delle indagini. Proprio da quelle riprese si nota che i giovani hanno a disposizione una bottiglia, che portano via fuggendo di corsa dalla riviera, e proprio quel contenitore, con ogni probabilità, conteneva il combustibile usato per appiccare le fiamme.
Da quei filmati è cominciato il lavoro della Digos che ha anche eseguito una serie di accertamenti, a livello tecnico, per dare un volto e un nome ai cinque. L'attività è stata in parte agevolata dal fatto che questi giovani sono noti alla Digos che tiene costantemente sotto controllo la tifoseria biancazzurra, sia per quanto riguarda i gruppi storici organizzati sia i gruppi emergenti. I tre perquisiti appartengono a una di queste frange che da tempo ha attirato l'attenzione della polizia, in particolare dopo le contestazioni esplose all'inizio dell’anno, causate dall'andamento drammatico del campionato e culminate in una serie di scritte contro Sebastiani e Oddo e poi nell’attentato. Nessuno dei tre ha però subito Daspo fino ad oggi e solo uno di loro è già noto alle forze dell'ordine per la sua attività politica di estrema destra, ed è stato indagato per questo motivo. Le indagini proseguono, coordinate dall’autorità giudiziaria che ha disposto le perquisizioni di ieri. E puntano ad identificare gli altri due ultrà e chiarire le responsabilità dei singoli.
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