Pescara, 17enne stacca l’orecchio al coetaneo a morsi

Il minore, 40 giorni di prognosi, sarà operato domani. La sua colpa: aver telefonato a una compagna di classe, fidanzata con l’altro
PESCARA. Gli ha staccato un pezzo di orecchio con un morso, dopo avergli rotto il naso con tre pugni sferrati a bruciapelo in pieno volto: la punizione per aver telefonato a una compagna di classe che prima di ogni cosa è, però, la “sua” ragazza. È la proprietà privata che non si tocca o sono guai. E guai sono stati, venerdì sera in via Piave. Il ferito è uno studente di 17 anni, l’aggressore ha la sua stessa età e frequenta lo stesso istituto superiore. E non sono stranieri, come spesso capita di commentare quando si sentono fatti del genere tanto per alleggerirsi un po’ le coscienze. No, no, sono pescaresi.
Il motivo della lite lo racconta il papà dello studente aggredito, che dall’ospedale da dove il figlio è stato dimesso solo ieri sera con una prognosi di 40 giorni (ma dovrà tornarci domani per l’intervento all’orecchio) ricostruisce al telefono la follia in cui lui e la sua famiglia si sono ritrovati venerdì sera. «Verso mezzanotte, mentre eravamo già a letto, mio figlio mi ha chiamato dicendo che l’avevano pestato, di andarlo a prendere». Una fortuna per lui, dice il genitore, l’aver sentito prima la voce del suo ragazzo, «perché altrimenti non so come avrei reagito trovando sul posto l’ambulanza e la polizia e mio figlio con il volto sfigurato».
Ed ecco i fatti, così come il genitore ha ricostruito ascoltando il racconto del figlio che chiameremo Gianni, nome di fantasia. «Il ragazzo che l’ha aggredito si è fidanzato da qualche settimana con una compagna di classe molto amica di mio figlio. Ecco, qualche giorno fa mio figlio l’ha chiamata al telefono e questo ha causato la reazione dell’altro ragazzo che venerdì per tre volte gli ha telefonato dicendogli che non doveva permettersi di chiamare la sua fidanzata. Gianni gli ha risposto che era una sua amica, “che problema c’è”, gli ha detto. Ma l’altro insisteva furioso, fino a minacciarlo con frasi del tipo “vengo là e ti uccido”, “ti mordo il cranio”».
Tre telefonate, tra le 22 e le 23 di venerdì: la prima con le minacce, la seconda interrotta subito da Gianni e la terza, con l’altro che lo incalzava, finita con un appuntamento chiarificatore. A riferirlo, ancora il genitore: «Quello gli ha detto: “vediamoci, ti devo parlare, dove sei?”, e mio figlio gli ha risposto che era al bar Posa, in via Battisti, zona Merci». E la trappola è servita.
L’altro gli dà appuntamento davanti al bar Ideale e di lì a poco i due si incontrano. Gianni, che sta partecipando al compleanno di un amico, si presenta da solo. «Si sarà sentito forte che lui fa Mma, mio figlio fisicamente è messo bene», riferisce il genitore, «mettiamoci pure che forse qualche birra l’aveva bevuta al compleanno, fatto sta che si è presentato lì con le difese completamente abbassate. Tenendo conto, poi, che era tranquillo, aveva solo chiamato una compagna di classe, non vedeva proprio il problema». E invece no, il problema c’è e anzi l’altro ne è accecato.
«Appena si sono incontrati quel ragazzo gli ha detto pure di andare a parlare dietro al mercato, ma mio figlio ha detto di no, che stavano lì e potevano parlare camminando. Solo che, camminando, l’altro ha fatto in modo di cambiare strada e di girare in via Piave, dove c’era meno gente. E lì, mentre continuava a insistere e ad accusare Gianni per quella telefonata, gli ha tirato tre pugni in faccia a freddo. Gli ha rotto il setto nasale, ma Gianni non è caduto subito, ha provato a difendersi, l’ha spinto, e quello cadendo se l’è tirato dietro. E, una volta che erano a terra entrambi, l’altro gli ha azzannato fortissimo l’orecchio. Mio figlio mi ha detto che ha sentito un dolore così improvviso e forte che è rimasto quasi paralizzato da quel gesto animalesco. E questo tenendo conto che Gianni, con lo sport che fa, è abituato a prendere pugni e a fare i combattimenti, ma non gli era mai capitata una cosa del genere. Poi sono arrivati gli altri, hanno cercato di dividerli, l’altro è scappato. Hanno chiamato i soccorsi. Quando sono arrivato, molte ragazze erano scosse, c’era chi piangeva, una scena assurda».
Venerdì notte e gran parte della giornata di ieri Gianni l’ha passata in ospedale, sottoposto a tutti gli accertamenti in vista dell’intervento di domani per risistemargli l’orecchio destro. «Abbiamo passato la notte tra pronto soccorso pediatrico, traumatologia, ortopedia, otorino, oculistica. Lunedì mattina inizieranno, se tutto va bene, a ricostruirgli l’orecchio ma ci è stato detto che ci vorranno più interventi, che non è una cosa semplice, perché bisogna prendere i tessuti da altre zone del corpo, un disastro. Senza contare che ha mezza faccia sfigurata dai pugni e il setto nasale rotto».
«Ma con quello che si sente», sospira il genitore, «devo dire che è stato fortunato, perché se c’era un coltello di mezzo, come spesso capita purtroppo, a quest’ora stavamo parlando di una tragedia». Adesso, parallelamente alle cure di Gianni, c’è la posizione dell’aggressore da chiarire. Lui è scappato subito, ma la polizia sa chi è. Per l’esatta ricostruzione di quanto accaduto saranno visionati i filmati delle videocamere, mentre sono già state acquisite le chiamate e le chat sul telefonino della vittima.
«Sono casi che stanno capitando sempre più frequentemente», conclude il genitore, «stavolta è toccato a mio figlio, e dico grazie che non c’erano coltelli, ma ormai siamo andati oltre, ci vogliono dei limiti, bisogna intervenire, a cominciare dalle famiglie. Non parliamo più di litigi tra ragazzi, gli ha staccato un pezzo di orecchio, è accanimento».
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