Pescara Capitale del mare, l’ultimo sogno di Masci. Poi la sentenza lo risveglia

La giunta dà il via libera alla candidatura per il 2026: «È un elemento identitario». Entro lunedì il dossier al governo: in ballo 1 milione di euro per i progetti
PESCARA. Il mare è l’ultimo sogno del sindaco Carlo Masci. Il mare celebrato da d’Annunzio, il mare limpido per il quale il centrodestra pescarese ha combattuto fino a conquistare cinque Bandiere Blu, emblema di acque pulite e qualità ambientale. Ed è ancora il mare l’ultimo progetto coltivato dal sindaco Masci, prima che la sentenza del Consiglio di Stato lo destasse da quel sogno, imponendo una brusca frenata e il ritorno all’ordinaria amministrazione. Giusto il tempo, però, di candidare Pescara a “Capitale italiana del mare 2026”, il riconoscimento che assegna alla città vincitrice un milione di euro per la realizzazione di un programma di attività dedicate al mare. Il sindaco e la giunta ci credono, convinti che Pescara «in ragione della propria collocazione geografica, della presenza del porto, del rapporto strutturale tra mare, fiume e città e del ruolo esercitato nel sistema urbano costiero adriatico, presenti caratteristiche idonee a sostenere una candidatura di rilievo nazionale». È quanto si legge nella relazione del dirigente Luca Saraceni, chiamato a spedire entro lunedì, il termine fissato dalla presidenza del consiglio dei ministri, il dossier ufficiale.
IL RICONOSCIMENTO. La giunta Masci, lo scorso 13 gennaio, giorno della pubblicazione della sentenza che ha disposto il ritorno al voto in 23 sezioni su 170, ha dato il via libera alla candidatura, mettendo nero su bianco motivazioni e ambizioni di una città da sempre intrecciata al suo mare. «Tutto il cielo precipita nel mare», scriveva Gabriele d’Annunzio in Alcyone. Una frase che la giunta riscrive così: «Pescara è storicamente e strutturalmente legata al mare, al porto e al fiume, costituendo un sistema urbano-costiero di rilevanza strategica per l’Adriatico», recita il documento, sottolineando come «il mare rappresenti un elemento centrale dell’identità culturale, economica e sociale della città, nonché un fattore di sviluppo sostenibile e innovazione». Per l’amministrazione di centrodestra, il riconoscimento promosso dal Dipartimento delle Politiche per il mare è «un’opportunità strategica» per valorizzare ulteriormente il mare di Pescara e rafforzarne il ruolo a livello nazionale nel dibattito sulle politiche marittime.
LE BANDIERE BLU. Per il sindaco di Forza Italia, il mare è diventato un vessillo personale, indossato con orgoglio a partire dal 2021, quando sulla riviera ha iniziato a sventolare il simbolo di un riscatto ambientale atteso da anni. Cinque Bandiere Blu consecutive, frutto di un impegno che affonda le radici già nel 2019, quando il raggiungimento del riconoscimento era tra le promesse elettorali.
LA CANDIDATURA. Con l’atto di giunta, il Comune ha avviato ufficialmente il percorso verso la candidatura, affidando agli uffici la redazione di un dossier che comprenderà un piano annuale di iniziative, interventi di valorizzazione del patrimonio marittimo, criteri di sostenibilità e obiettivi misurabili. Una commissione composta da cinque esperti sarà chiamata a valutare i progetti sulla base di parametri quali coerenza, innovazione, capacità di collaborazione istituzionale e ricadute sul territorio, individuando infine la città vincitrice. Saranno prese in considerazione anche tutte «le componenti dell’economia marittima, con particolare attenzione alla diffusione della conoscenza del mare, alla tutela della biodiversità e all’uso sostenibile delle risorse marine».
L’OPPORTUNITA’. «La candidatura è un’occasione per avviare e consolidare percorsi di collaborazione e confronto con altri Enti pubblici e soggetti del territorio», evidenzia il dirigente, «orientati alla valorizzazione della cultura del mare, alla tutela ambientale, alla promozione delle economie del mare e alla costruzione di un’eredità duratura che vada oltre l’anno di riferimento». Sul fronte dei costi, il Comune per ora frena: l’invio della candidatura, viene precisato, non comporta impegni finanziari immediati né obbligazioni giuridicamente vincolanti per l’ente, rimandando a successivi atti l’eventuale attuazione del progetto. Che per ora resta un sogno sulla carta.
@RIPRODUZIONE RISERVATA
