Pescara capitale dell’arte «Puntiamo sul passato»

25 Ottobre 2024

PESCARA. È il giorno del giudizio per Pescara, che si giocherà la partita per diventare nel 2026 la Capitale italiana dell’arte contemporanea. Questo pomeriggio il sindaco Carlo Masci, il vicesindaco...

PESCARA. È il giorno del giudizio per Pescara, che si giocherà la partita per diventare nel 2026 la Capitale italiana dell’arte contemporanea. Questo pomeriggio il sindaco Carlo Masci, il vicesindaco Maria Rita Carota, con delega alla Cultura, il dirigente Fabio Zuccarini, Pier Luigi Sacco, delegato per l’internazionalizzazione dell’Università d’Annunzio, docente in Politica economica, ma anche coordinatore del progetto, si presenteranno davanti al ministero della Cultura per esporre il dossier. Il titolo porterebbe un milione di euro che potrà essere investito per mettere in pratica quanto inserito nel progetto. «Sono orgogliosa perché presentiamo la candidatura di Pescara con uno straordinario progetto, frutto di un grande lavoro di squadra che vede il coinvolgimento di tutta la città, e poi perché l'appuntamento di domani (oggi per chi legge, ndc) chiude una settimana eccezionale per Pescara che con il G7 e il B7 è stata sotto i riflettori internazionali per parlare di cooperazione e di pace», ha detto il vicesindaco Carota.
Professor Sacco su cosa ha puntato Pescara?
«Il bando richiedeva di lavorare su progetti di rigenerazione urbana. Pescara, intesa nella sua area metropolitana, ha l’imbarazzo della scelta. Pensiamo al secondo lotto del Matta, alla Casa della musica vicino al cementificio che non venne mai completata. Il teatro Michetti da finire, ma che già ha ospitato importanti mostre e poi la Stella Maris su Montesilvano al centro ora di un progetto dell’università e Villa Acerbo a Spoltore».
Qual è l’obiettivo?
«Visto che Pescara ha una storia importante che risale almeno agli anni ’70, di sviluppo nell’arte contemporanea, la nostra idea è di rimettere la città sulla mappa nazionale come uno dei centri di sperimentazione e produzione per attirare sul territorio più talenti e più visitatori, interessati a tutti i temi della cultura e del contemporaneo. Sarà un lavoro trasversale».
Oltre alla riqualificazione degli spazi urbani, il dossier contiene indicazioni su eventi. Di che tipo?
«Pescara ha una tradizione di rilievo che è stata Fuori Uso, che promuoveva interventi culturali in spazi in via di recupero. E su questo abbiamo un patrimonio di esperienze e progetti che è notevole».
Si può dire che se Pescara vincesse, potrebbe esserci un Fuoriuso 2.0?
«Il progetto è stato esplicitamente pensato per fare il punto su cosa è stata quella esperienza, invitando artisti che ora sono internazionali e che a Pescara hanno avuto una delle prime vetrine importanti. Il dossier ha guardato molto al passato, valorizzando due personaggi che sono stati visionari».
A chi si riferisce?
«Cesare Manzo che ha ideato Fuori Uso e poi Ettore Spalletti che è stata la figura artistica di livello internazionale che attraverso la sua arte ha prodotto un modo diverso degli abruzzesi di guardare al loro territorio. Se dovessimo vincere il progetto sarebbe idealmente dedicato a loro due».
Il 2026 ha già portato in Abruzzo il riconoscimento di Capitale della Cultura all’Aquila. Non pensa che questo potrebbe influire negativamente sulla scelta finale?
«Potrebbe, ma credo che non lo farà. Anzi si potrebbe sostenere che l’Abruzzo proprio perché non ha mai avuto titoli come questi di livello nazionale, potrebbe cogliere questa occasione per creare un anno tematico di innovazione culturale che per la nostra regione sarebbe davvero uno spartiacque storico. Dipende da come si gioca, ma potrebbe pure essere un fattore che ci favorisce».