Pescara, consulente arrestata: «Falsi prestiti, truffati 142 imprenditori»

E' Simona Pestilli la consulente finanziaria bloccata dalle Fiamme Gialle: incassa 330 mila euro di parcelle promettendo 300 milioni di fondi, ma i soldi non arrivano
PESCARA. Sulle pareti del suo studio di consulenza finanziaria nel centro di Pescara, prima in corso Vittorio Emanuele e poi in via Carducci, aveva appeso anche il certificato della laurea in Criminologia all’università di Miami. E poi diplomi in Gestione aziendale, Consulente di impresa, Consulente tributario, Mediatore civile e commerciale e Psicologia criminale e scienza delle tracce. Carta straccia secondo i finanzieri di Pescara, ma quegli attestati falsi sono serviti lo stesso: puntando sull’«apparenza», con la sede «in zone eleganti del centro cittadino», e sull’«immagine dell’alta professionalità» con «titoli altisonanti ma privi di valore in Italia», Simona Pestilli, consulente finanziario di 39 anni di Montesilvano, è riuscita a ottenere la fiducia di quasi 150 imprenditori in crisi e a truffarli. Pestilli è stata arrestata e si trova ai domiciliari nella sua casa di Montesilvano: agli imprenditori sull’orlo del fallimento, con le case pignorate, i debiti con Equitalia e le porte delle banche ormai chiuse, Pestilli avrebbe promesso prestiti facili senza nemmeno il bisogno di presentare garanzie: bastava firmare un contratto in inglese e aspettare l’asseverazione del tribunale. Un imprenditore con quasi due milioni di debiti si è sentito dire che «per ottenere un finanziamento a fondo perduto con fondi europei di 5 milioni di euro, sarebbe stato sufficiente presentare un programma di investimento e un progetto dell’immobile».
Secondo la finanza, la Pestilli avrebbe promesso 330 milioni di euro di prestiti in arrivo dall’Inghilterra attraverso un fondo chiamato Llc, l’equivalente di una srl italiana, e con un indirizzo, 15 Wheeler gate, che porta a un ufficio di corrispondenza di Nottingham. Gli imprenditori, all’ultima spiaggia, le hanno creduto: accolti dalla targa «Intermediazioni finanziarie e contabilità» – per la finanza, un’indicazione abusiva in quanto Pestilli non era iscritta all’Organismo degli agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi (Oam) – le hanno pagato un acconto, facendosi prestare soldi anche dagli amici, ma quei mutui vantaggiosi che sarebbero dovuti arrivare dalle banche inglesi, superficiali quanto inesistenti, non sono mai giunti sui conti correnti degli imprenditori. La consulente avrebbe messo da parte così 330 mila euro di parcelle: si tratta degli acconti che non sono stati mai restituiti agli imprenditori. Pestilli è accusata di truffa con l’aggravante della «minorata difesa» in quanto, scrive il gip Gianluca Sarandrea sull’ordinanza di arresto, «avrebbe tratto profitto dalla condizione di sostanziale sofferenza delle vittime per indurle a sottoscrivere i contratti di finanziamento e a ottenere indebitamente somme a titolo di acconto per l’apparente attività professionale prestata in quanto ammaliati da condizioni assolutamente vantaggiose a fronte di una impossibilità di accedere agli ordinari canali di credito».
Ma l’indagine, portata avanti dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria guidati dal tenente colonnello Michele Iadarola, sotto l’egida del comando provinciale diretto dal colonnello Francesco Mora, conta altri 6 indagati per truffa: si tratta di professionisti o di ex professionisti del settore finanziario, tutti pescaresi. Per l’accusa, sarebbero stati loro a consigliare alle vittime di rivolgersi alla Pestilli per risolvere i loro problemi di soldi. Un passaparola che, al di là dell’Abruzzo, è arrivato fino a Marche, Molise, Lazio, Campania, Toscana, Calabria, Puglia, Piemonte, Lombardia e Veneto. Per la finanza, i truffati sono 142. «La capacità di persuadere le malcapitate vittime», dice il gip, «era resa possibile attraverso la collaborazione di soggetti che con lei andavano a formare un’articolata struttura di facciata che la faceva apparire amministratore di una solida e affidabile struttura di intermediazione finanziaria verso strutture estere».
L’indagine, coordinata dalla pm Barbara Del Bono, è partita dalle denunce degli imprenditori truffati: quando hanno capito che le promesse di Pestilli non sarebbero mai diventate realtà, a decine si sono presentati nel comando provinciale per raccontare quello che avevano subito nell’arco di quasi un anno: dalle prime promesse di un prestito, al pagamento di un acconto fino ai rinvii su rinvii perché, alla scadenza prevista, quei soldi non arrivavano mai. C’è chi, senza più un lavoro, ha pagato quasi mille euro nella speranza di avere un prestito di 30 mila euro; chi più di 5 mila per averne 200 mila; chi ha firmato fidejussioni con un ente romano che non è più in attività. Il risultato è stato sempre lo stesso: i prestiti non sono mai arrivati nonostante le false rassicurazioni di Pestilli: i bonifici sono stati già fatti. E la situazione degli imprenditori si è aggravata sempre di più: c’è chi ha dovuto vendere la propria auto perché non aveva più i soldi per pagare il mutuo della casa; chi stava per mettere in vendita un immobile di famiglia per pagare i debiti; chi ha comprato macchinari per 170 mila euro aspettando il prestito fantasma ma non è riuscito a pagare il conto e la ditta si è ripresa tutto.
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