Pescara, delfino ucciso dal morbillo

25 Ottobre 2017

I risultati delle analisi effettuati dell'Istituto Zooprofilattico sull'esemplare di stenella striata spiaggiato il 12 ottobre al molo nord. Rilevato il virus parente stretto del cimurro per gli animali

PESCARA. E' stato fatale il morbillo per un delfino spiaggiato in Abruzzo. Ad accertarlo sono state le analisi effettuate dall'Istituto zoprofilattico sperimentale G.Caporale dell'Abruzzo e del Molise sull'esemplare di stenella striata che venne trovata morto la mattina del 12 ottobre sulla spiaggia del molo nord di Pescara. Il delfino, una femmina adulta, è risultato infetto al Dolphin Morbillivirus, parente stretto del virus del morbillo dell’uomo e del cimurro del cane. "Il virus in questione", sottolinea l'Izs, "nel passato, tra il ‘90 e il ‘92 e tra il 2006 e il 2008, è stato responsabile di due gravi epidemie in popolazioni della stessa specie di delfini nel Mediterraneo".

Il delfino era probabilmente morto nella notte, e secondo i tecnici Izs presentava uno stato di conservazione ottimo e un aspetto "emaciato". "Si tratta del primo caso di spiaggiamento di un esemplare della specie Stenella coeruleoalba lungo le coste dell’Abruzzo e del Molise dal 2014", aggiungono nell'Istituto, la stenella striata, così comunemente chiamata per la caratteristica colorazione della livrea con tre bande scure che partono dall’occhio e ne percorrono i fianchi, è un tipico delfino di acque pelagiche profonde raro da osservare lungo le nostre coste, sebbene presente nel Mar Adriatico. Tra i delfini è il più acrobatico, capace di compiere avvitamenti all’indietro e salti alti sino a sette metri". L’Izsam ha effettuato campionamenti su tutti gli organi e su tutti i tessuti e, il giorno stesso, gli esami di laboratorio. All'esame autoptico l’esemplare è risultato positivo alla PCR (un test molecolare effettuato per rilevare una porzione del DNA/RNA di un agente microbico) al Dolphin Morbillivirus (DMV), un virus appartenente al genere Morbillivirus. Inoltre i primi risultati ottenuti nei laboratori di virologia, riferiti all’analisi filogenetica hanno evidenziato la presenza di un virus le cui sequenze sono analoghe a quelle identificate in altri casi avvenuti in Galizia e Portogallo. "Lo spiaggiamento dei cetacei è un fenomeno diffuso e conosciuto da molto tempo", conclude l'Izsa, "le cause sono diverse: da quelle ambientali a quelle antropiche. L’analisi tempestiva e approfondita sulle carcasse è di fondamentale importanza perché si ricavano dati sulla biologia, l’ecologia, le patologie delle specie rinvenute e il livello di contaminazione, quindi lo stato di salute dei nostri mari. Negli ultimi due anni la rete regionale Izs è intervenuta prontamente nel 100% delle segnalazioni di spiaggiamento. Dal 2014, lungo le coste dell’Abruzzo e del Molise, si sono spiaggiati 44 cetacei: 3 stenelle, 3 capodogli e 38 tursiopi".