Pescara, Di Luca e il doping: «Sono stato radiato ingiustamente»

25 Giugno 2016

Il ciclista di Spoltore al Mediamuseum ha presentato il suo libro "Bestie da vittoria" e raccontato gli ultimi venti anni di ciclismo in Italia: «Anche Marco Pantani ha pagato, ma non c'è più e non può più raccontare il sistema»

PESCARA. «Io sono oggi il primo e unico ciclista italiano radiato anche in questo caso ingiustamente perché il regolamento prevede la radiazione dopo tre positività per doping e non due come nel mio caso». Lo ha detto l'ex ciclista professionista Danilo Di Luca che questa sera ha presentato, così come sta facendo da alcune settimane in giro per l'Italia, il suo libro "Bestie da vittoria" al Mediamuseum di Pescara. «Quello che c'è scritto nel libro - ha aggiunto - non è contro i ciclisti, ma contro il sistema del ciclismo che non funziona nelle sue varie componenti. Credo che si stia capendo che nel mio caso ci sono state tante ingiustizie e nel caso dei ciclisti in generale che ormai sono considerati zero ovvero l'ultima ruota del carro e non avendo potere, ricattabili». Il corridore nativo di Spoltore (Pescara), che si era meritato il soprannome di "killer" per la velocità con cui "stendeva" gli avversari in gara, ha spiegato che «il titolo forte non è casuale perché i ciclisti sono trattati come bestie». Il libro, scritto con Alessandra Carati, ha venduto fino ad oggi circa 25 mila copie ed è arrivato alla terza edizione.

«Non sono stato solo io a pagare nel ciclismo. Anche Marco Pantani ha pagato ma oggi purtroppo non c'è più e non lo può raccontare. La verità è che anche nel ciclismo ci sono figli e figliastri come succede nella vita di tutti giorni. In questo caso sono stato un figliastro del ciclismo». Ha detto Danilo Di Luca sulla triste sorte del "Pirata", e sugli ultimi venti anni di ciclismo ha aggiunto: «Le vittorie sono vere. Non abbiamo assistito ad un film. Quando si sceglie di fare l'atleta di vertice e il professionista si fa una scelta e oltre a fare la vita del corridore, degli allenamenti e dei sacrifici, ho sempre detto che una piccola componente del 5%, 7% è anche doping. Quello che si vede è vero. Vince sempre il campione, e quando non si vince vuol dire che l'altro è più forte di te. Quando ho vinto è perché sono stato più bravo e quando ho perso è stato perché altri sono stati più bravi di me».