Pescara. Diesel truccato ai distributori. La frode da 10 milioni di euro

Indagati l’imprenditore Pacilli di Avezzano e altri 14: usavano il gasolio per le caldaie
PESCARA
Il gasolio per il riscaldamento fatto passare per il carburante per le auto e immesso nel mercato a un prezzo talmente basso da sbancare sulla concorrenza. Ma in realtà si trattava di carburante di scarsissima qualità, deleterio per i motori delle auto. Dietro quelle miscele di gasolio e additivi si nascondeva un’organizzazione studiata a tavolino, dedita alla frode fiscale nel settore dei prodotti energetici. Al vertice un uomo fantasma per il fisco: l’imprenditore di Avezzano Massimo Pacilli, 67 anni, già noto nel settore dei prodotti del petrolio.
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Attorno a Pacilli, di recente finito alle cronache per aver subito la rapina di un Rolex nel cuore di Milano a bordo della sua Ferrari, un sistema che si avvaleva di una rete di trasportatori compiacenti e di una vasta filiera logistica. Nell’operazione “Red gold” messa a segno dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Pescara ci sono altri 14 indagati: R.S., 70enne di Tagliacozzo, F.P. 65 anni di Avezzano, R.C. 61 anni di Avezzano, L.D.G. 57enne di Avezzano, B.P. 25 anni di Milano, S.C. 54 anni di Magliano de’ Marsi, E.M. 61 anni di Castellafiume, G.C. 54 anni di Castellafiume e M.C. 55 anni di Avezzano, M.M. 43 anni di Spoltore, G.M. 34 anni di Gissi, C.L.I. 74 anni di Ortucchio, A.I. 38 anni di Ortucchio e M.I. 51 anni di Ortucchio.
Un sistema che si sarebbe basato sulla manomissione dei contalitri presenti sui mezzi delle ditte e sulla sottrazione di quantitativi di gasolio per riscaldamento che venivano dichiarati, ma non effettivamente consegnati nella loro totalità. «Il prodotto “in eccesso” così ottenuto, veniva poi immesso sul mercato in forma non dichiarata oppure ceduto a distributori compiacenti», spiega il comandante provinciale della Finanza di Pescara, il colonnello Bartolomeo Scalabrino, «che lo miscelavano con gasolio per autotrazione e lo rivendevano come carburante ordinario, sfruttando la differenza di tassazione tra le diverse tipologie di prodotto».
L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Avezzano Maurizio Maria Cerrato, è riuscita ad accertare debiti verso l’Erario per circa 10 milioni di euro, a cui si aggiungono sequestri di beni per un valore totale di circa 1,2 milioni di euro. Tra questi ci sono macchine di lusso e sportive, gioielli e orologi Rolex, sequestrati nei giorni scorsi nel blitz di oltre 50 finanzieri nella villa dell’imprenditore Pacilli che ora dovrà rispondere a vario titolo insieme agli altri indagati di frode in commercio, autoriciclaggio e omessa dichiarazione dei redditi.
CARBURANTE A BASSO PREZZO Con i prezzi in aumento ai distributori per via della guerra, in Abruzzo c’erano impianti che mantenevano il cartellino sempre particolarmente vantaggioso rispetto al resto del mercato. E stiamo parlando dei distributori Mennilli Petroli srl che si trovano a Brecciarola (Chieti), Lanciano in località Santa Maria Imbaro e a Castellalto, nel Teramano. Poi Revardo srl di Scerni e con distribuzione a Sant’Egidio alla Vibrata e Tortoreto. E ancora tre società di Iani Petroli Snc di San Benedetto dei Marsi e di Ortucchio e con distributori a Largo Sorgente (Ortucchio) e su Strada provinciale 20 “Marruviana”, a San Benedetto dei Marsi. È proprio in queste attività che negli ultimi giorni sono scattate le perquisizione della Finanza che hanno poi ricondotto all’ideatore della frode, fantasma per il Fisco italiano tanto che la sua residenza era stata spostata in Svizzera. Con il supporto delle unità cinofile, con cani antidroga e “cash dog”, e dei militari dello Scico (Servizio centrale di investigazione criminalità organizzata), le fiamme gialle hanno scoperto il meccanismo fraudolento che avrebbe consentito non solo di sottrarre a tassazione i proventi delle compravendite, effettuate rigorosamente in contanti, ma anche l’evasione delle imposte sulla produzione e sul consumo che gravano sugli oli minerali, avvantaggiandosi della differenza di aliquota applicata sul prodotto ad uso riscaldamento, notevolmente inferiore rispetto a quello per autotrazione, e della possibilità di offrirlo in vendita a un prezzo più concorrenziale. Attraverso la miscelazione con sostanze non soggette alle stesse imposte del carburante per autotrazione, l’organizzazione riusciva a evadere le accise dovute allo Stato. Così Pacilli, non pagando Iva e accise, avrebbe permesso alle società di offrire prezzi estremamente bassi, sbaragliando la concorrenza lecita e ottenendo il punteggio necessario per vincere il bando Consip.
PREZZI STRACCIATI L’organizzazione criminale era infatti riuscita a infiltrarsi nei canali della pubblica amministrazione attraverso la partecipazione a gare d’appalto pubbliche indetta dalla Consip e aggiudicandosi la fornitura di carburante. «Abbiamo osservato che questa società, pur essendo una piccola realtà dell’entroterra abruzzese, riusciva ad aggiudicarsi appalti soprattutto con soggetti pubblici, in particolare nel Nord Italia. Invece di operare a livello locale, preferiva lavorare prevalentemente su tutto il territorio nazionale, ottenendo tali appalti grazie alla capacità di offrire prezzi particolarmente competitivi, decisamente inferiori rispetto a quelli dei concorrenti», spiega nel dettaglio il comandante Gruppo Pescara, il colonnello Catello Esposito, insieme al comandante de Primo nucleo operativo Valerio Andrea Guarnera e al maresciallo Antonio Orio. E proprio da quei prezzi, denunciati e segnalati anche da molti clienti soprattutto nelle zone del Pescarese, che sono pariti i primi sospetti da cui sono scattate poi le indagini. «È stata riscontrata una differenza tra i quantitativi che avrebbero dovuto essere consegnati nei depositi di tali soggetti e quelli effettivamente scaricati», continua Esposito. E come avveniva la frode ai danni dell’ignaro acquirente? «Con la manomissione del contalitri dell’autobotte», spiega subito la finanza. Il documento di trasporto che accompagnava il prodotto risultava formalmente regolare e anche lo scontrino rilasciato al termine dell’operazione riportava correttamente il quantitativo “registrato”. Un sistema rodato e ben organizzato, capace di sfruttare falle nei controlli e differenze fiscali per generare profitti illeciti, alterando il mercato e danneggiando sia lo Stato sia i consumatori. Un meccanismo che, per anni, ha offerto carburante a prezzi apparentemente vantaggiosi, ma offrendo un prodotto di qualità scadente. Un vantaggio solo apparente, che finiva per tradursi in un danno concreto, non solo per l’erario, ma anche per gli automobilisti, spesso costretti a pagarne le conseguenze dal meccanico.

