Pescara, donna morta nel sottopasso: in tre rischiano il processo

25 Febbraio 2016

Il pubblico ministero: le elettropompe furono realizzate male. Contestati falso e omicidio colposo. Archiviata la posizione del colonnello dei vigili urbani Fioretti. Udienza il 26 aprile

PESCARA. Tre persone rischiano il processo per la morte di Anna Maria Mancini, la donna di 57 anni di Santa Teresa di Spoltore annegata nel dicembre 2013 nella sua auto sommersa dall'acqua nel sottopasso allagato di Fontanelle, a causa dell'alluvione che in quei giorni aveva colpito Pescara. Il pm Silvia Santoro, che ha coordinato le indagini dei carabinieri diretti dal capitano Claudio Scarponi, ha, infatti, chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo e falso a carico di Lucia Pepe, socio amministratore e legale rappresentante dell’impresa Eredi Pepe Salvatore che si era aggiudicata l'appalto per la realizzazione del sottopasso (che attende ancora di essere riaperto); Giuliano Rossi, in qualità di direttore dei lavori e sottoscrittore del certificato di regolare esecuzione; e Raffaele Bello come responsabile del cantiere. Esce invece definitivamente di scena il colonnello della polizia municipale responsabile del Comune delegato alla sicurezza stradale, Mario Fioretti, in quanto la sua posizione è stata archiviata. Il procedimento, dunque, ora passa al vaglio del gup Gianluca Sarandrea, che dovrà pronunciarsi sulla richiesta del pm. Mancini, all'alba del 2 dicembre di tre anni fa, salì in macchina per rispondere alla richiesta di aiuto dell'anziana madre con la casa allagata, andando incontro al suo tragico destino. La donna, una volta arrivata con la sua Peugeot 107 nel sottopasso di via Fontanelle, totalmente sommerso d'acqua, rimase intrappolata e morì «soffocata dall’enorme volume d'acqua». Una morte terribile che secondo la procura poteva essere evitata, perché il sottopasso sarebbe stato realizzato «con elettropompe con caratteristiche nettamente inferiori a quelle del progetto».

Nello specifico, il pm accusa i tre di omicidio colposo, definendone i ruoli: la colpa di Pepe sarebbe quella di «non essersi uniformata al progetto redatto dalla società Iadanza Engineering srl a regola d’arte installando due elettropompe sommergibili con caratteristiche di potenza, portata e prevalenza nettamente inferiori a quelle progettualmente previste». Rossi avrebbe invece «redatto un certificato di regolare esecuzione dei lavori non rispondente a verità in quanto dichiarava la perfetta rispondenza al progetto redatto dalla società Iadanza Engineering», mentre Bello «intervenuto al sopralluogo del settembre 2007», avrebbe «sottoscritto lo stesso documento». Pepe, Rossi e Bello sono accusati anche di falso relativamente al certificato di regolare esecuzione dei lavori. Secondo Santoro, i tre avrebbero «attestato falsamente che i lavori di realizzazione dell'opera erano stati regolarmente eseguiti». Per la procura, inoltre, avrebbero redatto «la relazione e il verbale di collaudo statico dei lavori di realizzazione del sottopasso attestando falsamente che l'esito della visita del sopralluogo era positivo, non avendo riscontrato né difformità al progetto esecutivo né difformità tali da inficiare la sicurezza, l’efficienza e la funzionalità dell'opera». L'udienza davanti al gup si terrà il 26 aprile. Il marito della donna, Lamberto Galiero, autista della Regione Abruzzo, e i due figli si sono costituiti parte civile. L'avvocato Mirco D'Alicandro, legale dei familiari della 57enne, chiederà il risarcimento danni. Intanto, è stata chiesta la citazione del Comune di Pescara come responsabile civile.

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