Pescara, il saluto degli atleti accompagna Marika nell’ultima corsa

Anche Di Cecco e il giudice Bortone ai funerali nella basilica della 34enne appassionata di jogging trovata morta a Prato
PESCARA. «Oggi è la tua festa, perché è la festa dei santi». Parole toccanti, ieri pomeriggio, nella basilica, gremita, dei Sette Dolori, per l’ultimo saluto a Marika Melatti, la 34enne scomparsa improvvisamente nei giorni scorsi in Toscana. A pronunciarle, dal pulpito, in una commovente omelia, don Fabrizio Di Fazio, che ha concelebrato i funerali insieme a don Domenico Di Matteo e a don Valerio Iezzi. E tanti sono stati gli atleti che ieri hanno voluto accompagnare Marika nell’ultima corsa, visto che lei era un’appassionata dello jogging, e che il papà Enzo (la mamma di Marika si chiama Rita) è il preparatore atletico di una società sportiva di atletica leggera.
Tra gli altri, nella basilica, infatti si sono visti il maratoneta Alberico Di Cecco, il giudice Marco Bortone, grande appassionato di atletica, e l’ex consigliere comunale e assessore provinciale Livio Marinucci, ex atleta. «Non è facile parlare oggi», ha pronunciato con fatica don Fabrizio, nel ricordare la figura di Marika, una vita alle spalle non sempre in discesa, «però è necessario credere», ha aggiunto il sacerdote rivolgendosi alla trentaquattrenne, «nel tuo amore per noi. E non è un caso che tu sia accolta oggi in cielo, anche se sei scomparsa qualche giorno fa. Occorreva», ha proseguito don Fabrizio, riferendosi alla festa di Ognissanti, «un segno grande oggi». Poi don Fabrizio si è soffermato su tratti della vita, molto breve, trascorsa da Marika. «Sei stata più forte di qualsiasi ostacolo», ha ricordato il presule, «e la tua vita è stata una lotta contro una menzogna che ti insidiava. Ma ora sei figlia di Dio per l’eternità. Dio ha regalato questo tesoro a noi», ha sottolineato don Fabrizio, riferendosi a Marika, «di cui abbiamo contemplato il sorriso. E quello che conta nella vita, è continuare a rialzarsi, a credere in Dio». Un ricordo toccante, sul quale don Fabrizio è ritornato anche in altri passaggi del suo intervento. «Hai tanto sofferto», ha osservato, «ma ti sei lasciata amare da Dio. Beata te. E poi hai vissuto», ha rammentato don Fabrizio, «con mitezza e semplicità. Sei stata umile e hai avuta fame e sete di giustizia, ma di quella di Dio, non di quella umana, la quale ti ha sempre delusa. Non hai avuta malizia nel cuore e beata te che sei stata operatrice di pace. Molti ti hanno giudicata ma non ti hanno capita». E ora, «non smettere di correre e di ballare, perché tu sei stata anche atleta», ha invocato infine il sacerdote. Anche don Valentino non ha voluto far mancare le sue parole. «Lei sarà a fianco», ha detto don Valentino, pensando a Marika, «di tutte le persone fragili».
Una preghiera, inoltre, scritta in suffragio di Marika, ha citato Sant'Agostino: «I nostri defunti non sono degli assenti, ma degli invisibili che hanno i loro occhi pieni di luce nei nostri pieni di lacrime». Al termine della cerimonia religiosa, Marika è stata accompagnata al cimitero dei Colli, a poche centinaia di metri dalla basilica, dove ora riposa.
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